14/10/14

Condividere il mondo

Siamo spesso in mezzo agli altri, quando facciamo la spesa, quando lavoriamo, quando saliamo sui mezzi pubblici. Lo siamo quando vogliamo passare momenti liberi, quando andiamo al cinema, a teatro, ad un concerto, ad una partita, quando viaggiamo. Siamo in mezzo agli altri, ma ci manca un vero motivo per stare insieme, per pensare insieme, per trovare soluzioni collettive a problemi comuni o individuali. Assistiamo a convegni, affolliamo le sale dove avvengono gli  eventi culturali ad ascoltare nomi famosi e eruditi. Ma passiamo da un evento alla solitudine. Siamo e ci sentiamo soli, quando abbiamo delle difficoltà, ognuno chiuso nelle proprie case ad ascoltare magari un talk show che parla di democrazia o di problemi sociali. 
E' così che la democrazia è diventata un contenitore vuoto che i politici riempono come vogliono. In realtà la democrazia era nata per dar voce a tutti attraverso la partecipazione e l'uguaglianza.
La democrazia si deve misurare sulla concretezza dei suoi risultati qui ed ora, nella vita quotidiana dei cittadini.
"La materialità della democrazia riguarda la capacità di affrontare i problemi collettivi in termini di giustizia, libertà, coesione sociale, cioè la capacità di tenere insieme una società dove vi sia posto per tutti, aperta al contributo di tutti"

Ezio Mauro
Abbiamo bisogno di ritrovare le strade della condivisione e della partecipazione alla vita pubblica perché si possa ri-fondare un sistema democratico. Hanna Arendt, ripercorrendo il pensiero del filosofo illuminista Gotthold Ephraim Lessing, parlava di amicizia evidenziandone il valore politico. Il filosofo, infatti, parla dell’amicizia tra i cittadini come “una delle condizioni di benessere della città”, e la filosofa aggiunge: “per i Greci l’essenza dell’amicizia consisteva nel discorso. Essi sostenevano che solo un costante scambio di parole poteva unire i cittadini in una polis […] Chiamavano filantropia questa umanità che si realizza nel dialogo dell’amicizia, poiché essa si manifesta nella disponibilità a condividere il mondo con altri uomini”. "L’amicizia presuppone, quindi, la nozione di umanità e insieme il radicarsi nel mondo. Dove si realizza, infatti, un’amicizia pura lì si “produce una scintilla di umanità in un mondo divenuto inumano”.
“Oggi siamo abituati – continua la Arendt – a vedere nell'amico solo un fenomeno di intimità, in cui gli amici aprono la loro anima senza tener conto del mondo e delle sue esigenze”.
Per la filosofa il colloquio intimo in cui gli individui parlano di se stessi deve aprirsi al dialogo che “per quanto intriso del piacere relativo alla presenza dell’amico si occupa del mondo comune, che rimane ‘inumano’ in un senso del tutto letterale finchè delle persone non ne fanno costantemente un argomento di discorso tra loro”
Penso che Hanna Arendt ci indichi una strada importante e percorribile, una strada che crei legami veri, in cui lo scambio sia legato alla cura di beni vissuti come comuni e non in modo individualistico. Siamo noi in primis che dobbiamo "incarnare" la democrazia e renderla visibile a chi sta intorno a a noi.

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