25/03/15

«Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia »

Fortunatamente sono molti gli scrittori e le scrittrici che hanno compreso la dialettica implicita nel dualismo persona- scrittore. Come persone abbiamo il dovere di stabilire un rapporto con la vita e con la società improntato a un’etica rigorosa, che più è rigorosa più ci umanizza. Alla letteratura siamo invece legati da un forte vincolo estetico. L’etica e l’estetica sono però destinate a incrociarsi e quindi la cosa più interessante negli scrittori e nelle scrittrici che apprezzo è che conferiscono alla loro letteratura la stessa carica etica con cui affrontano i fatti sociali, mentre le loro vite si arricchiscono della stessa carica estetica che conferiscono alla letteratura.(...)Per me è particolarmente difficile immaginare una letteratura priva del conflitto fra l’uomo e ciò che gli impedisce di essere felice. Non potrei mai affrontare la letteratura, la scrittura, senza la consapevolezza di essere la memoria del mio paese, del mio continente, di tutta l’umanità. In un angolo di Bergen-Belsen, vicino ai forni crematori, qualcuno — non so né chi né quando — ha scritto delle parole che sono le fondamenta del mio essere scrittore, l’origine di tutto ciò che scrivo. Quelle parole dicevano, dicono e continueranno a dire finché esiste gente decisa a sacrificare la memoria: «Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia ». Mi sono inginocchiato davanti a quelle parole e ho giurato che, chiunque le avesse scritte, io avrei raccontato la sua storia, gli avrei dato la mia voce perché il suo silenzio smettesse di essere una lapide carica del più infame degli oblii. Per questo scrivo.
Luis Sepúlveda 

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