10/06/15

E noi impariamo ad abituarci a tutto…

Il Mediterraneo, il mare che per secoli è stato centro di vita, di commerci, di scambi, di incontri e di scontri, ma sempre un luogo di vita. Sulle terre lambite da questo mare le civiltà si sono confrontate e si sono contaminate in uno scambio continuo.

Da qualche anno, invece, il Mediterraneo si è trasformato in un mare di morte: fra le sue onde migliaia di persone si sono perse per sempre, erano in cerca di un domani migliore per fuggire la povertà, le dittature, le guerre e il terrore. Sapevano che forse non sarebbero mai arrivati, ma la motivazione a intraprendere un viaggio era così forte dal preferire la morte alla vita là dove erano nati.

Gente senza scrupoli lucra sulla loro disperazione. 
In un mondo dove solo il denaro sembra contare, tanti, tantissimi uomini, donne e bambini perdono la loro dignità.  Sono numeri, oggetti a perdere, invisibili a chi, quando guarda, non vuol vedere.

E c’è chi pronuncia parole di condanna: ci abituano alla “disumanità” come valore, ci convincono che parlano in nostro favore.
Invece di aiutarci a guardare la realtà nella sua complessità, a comprendere che siamo abitanti tutti di uno stesso pianeta, che nulla è per sempre nostro, ci insegnano l’odio, lo istillano a piccole gocce, senza mai chiamarlo per nome.  Ci fanno dimenticare che chi parla è un uomo corrotto, che non hanno mai fatto i nostri interessi e spostano la nostra rabbia su chi colpe non ne ha.

E noi impariamo ad abituarci a tutto… alla morte dei bambini, alla gente che muore sui barconi, alla violenza, alla prevaricazione, alla corruzione. Impariamo che dobbiamo pensare a noi, che loro minano la nostra incolumità: la nostra testa si riempe di luoghi comuni, di frase fatte e disimpariamo a pensare, non conosciamo la compassione né il senso di giustizia.

Dove sta di casa l’indifferenza? Come arriva a posare un velo grigio sui nostri cuor?
Bertrand Russell diceva che “Gli uomini si abituano a tutto con una spaventevole rapidità”.. E abituandosi accettano che tutto accada…

E intanto chi perde le proprie radici, perde la propria storia o meglio non ne ha più diritto. Non può raccontarla a nessuno perché nessuno né è curioso né ha interesse ad ascoltarla. Sappiamo di loro "cosa sono" ma non "chi sono". Vivono dietro a delle definizioni, è sono presi nella rete delle generalizzazioni che annulla ogni individualità. Ci interessa sapere se "sono utili o no". Se non servono li vogliamo "fuori".

Non ci accorgiamo più di cosa stiamo accettando! Non ci accorgiamo più che società stiamo costruendo.

L'immigrato è un uomo che si è disincarnato dalla viva singolarità, è un'entità astratta negativa di cui possiamo dire tutto ciò che vogliamo perché non sono uomini come noi.
Se finalmente un giorno scoprissimo che dietro ogni volto c'è un nome, una vita fatta di giorni e di ore di momenti di gioia e dolore, di speranze e disillusioni, se li guardassimo negli occhi, se guardassimo le fotografie della loro famiglia, dei bambini che hanno lasciato lontano, se.... Solo allora potremmo parlare non di loro, ma con loro. E con loro cercare una convivenza possibile. 

Con loro potremmo contribuire alla nascita nel mondo di una relazione umana tra soggetti diversi permettendo a tutti di esistere, senza desideri di dominio o di prevaricazione, né di assimilazione.

La nostra libertà dovrebbe allora ridefinirsi e modularsi nel rispetto di sé ma anche dell’altro considerato nella sua differenza, dovrebbe quindi limitare la sua espansione per creare uno luogo condiviso in cui ci sia spazio per il cambiamento e perché tutti abbiano la possibilità di esistere.
 "Tutti i dolori sono sopportabili se li si inserisce in una storia o si racconta una storia su di essi". Karen Blixen 
Ma forse noi non abbiamo orecchie per questo...
"La manifestazione del vento del pensiero non è la conoscenza; è l'attitudine a discernere il bene dal male, il bello dal brutto".  Hannah Arendt 

1 commento:

  1. Quanto è vero Emilia... ci si abitua a tutto, quanto più siamo esposti, quanto più arriviamo a conoscere tanto più ci si abitua. E' terribile. Quanto il gioco dei "Grandi" sulla pelle di sfortunati esseri umani. Molto belle e consone le citazioni inserite nel post. Che bell'anima sei...
    un abbraccio Emilia

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