05/10/15

"A mio padre. Perché mi insegnò a guardare"

"Mi piacerebbe moltissimo che il mio nome non apparisse da nessuna parte; di scrivere, quello sì, e di esistere solo per i miei amici e per coloro che si presentano con il cuore aperto. Sono sicura, cara amica Reyna. che sarebbe l'unica cosa davvero feconda. Siamo in autunno ed è un segno: cadono le foglie di un'epoca, cadono e i semi della nuova epoca e del nuovo mondo che non sarà né nuovo né mondo se non raccoglie quel filo d'oro della tradizione: quei semi, Reyna, devono rimanere nascosti, germogliando affinché un giorno si manifestino con tutta la loro forza, lucenti, senza timore. E' il momento della germinazione e anche di fare il pane, affinché si cuocia lentamente. Non è il momento di offrirlo perché la gente non mangia, non vuole né può mangiare quel pane. Il pane della parola autentica si può distribuire e si può gustare e si potrà gustare solo al tempo opportuno. Quando ci sarà di nuovo fame, bisogno reale, di parole non più funzionali o strumentali. Di parole alimentate "
Maria Zambrano all'amica Reyna Rivas
E' un periodo storico questo di grandi cambiamenti, nulla di quello per cui lavoriamo, per cui lottiamo ci sembra voler attecchire. Il pericolo è di desistere, di ritirarsi o peggio di cambiare il senso del nostro agire.
Voglio credere anch'io che forse questo sia un tempo in cui dobbiamo saper attendere, un'attesa che non è passività ma lavoro di pensiero di riflessione: di semina appunto. Di silenzio, quel silenzio da cui possano nascere solo "parole alimentate".

E per seminare il nuovo bisogna saper uscire da ciò che ci condiziona, bisogna impedire che il nostro sguardo veda solo ciò che vogliono farci vedere, che la nostra mente pensi solo ciò che vogliono farci pensare. E anche se non aderiamo alle idee di chi è potente, il pericolo è che ci portino a rinunciare, a diffidare di tutto, a non credere in nulla. Il pericolo è che ci impediscono di guardare lontano, di seminare, di lasciare le nostre tracce.Il pericolo è che ci facciano sentire inutili.  
Piccoli sì lo siamo, senza dubbio, ma non insignificanti. Nessuno lo è. Siamo piccoli come i semi che cerchiamo di seminare.

Maria Zambrano, nel suo primo libro, uscito nel 1930, Orizzonte del liberalismo" fa questa dedica: "A mio padre. Perché mi insegnò a guardare". 
"Un insegnamento - dice  Rosella Prezzo - che, le viene da quel suo gesto ripetuto che, da bambina, la alzava da terra sollevandola in alto fino alla sua testa; e così, in quei viaggi di andata e ritorno, prima ed essenziale esplorazione di quell'intimità dello spazio col tempo che è il vero movimento, la esercitava al guardare ciò che la vita richiede. [...] in quei viaggi dal suolo a tanto in alto, dovette apprendere anche la distanza e lo stare in alto, poiché vedeva il terreno, guardava, dall'alto della testa di suo padre, le cose, i rami, le pareti che si muovevano, cambiavano progressivamente; e proprio questo prestare attenzione a ciò che cambia, vedere il cambiamento e vedere mentre ci muoviamo è l'inizio del guardare veramente; del guardare che è vita."

Quel "primo ed essenziale viaggio" è stato per la Zambrano una forma di iniziazione alla vita, per non averne paura. Una paura che porta a credere che immobilizzando la realtà, e riservando a sé tutto il movimento, si possa dominarla
Se infatti si crede che la realtà sia immobile, si tende a rimanere immobili, o meglio, chi lo crede si muove con l'ingenua sicurezza dei bambini che credono che la luna e le stelle siano fisse
E lo stesso vale per l'ansia di dominazione: se tutto è immerso nella quiete e sono solo io a muovermi, questo vuoi dire che sono in grado di dominare ogni cosa.
La realtà, invece, viaggia indipendentemente da noi e noi viaggiamo con lei, a noi spetta solo fare la nostra parte, quella in cui crediamo, giorno dopo giorno. Ogni tanto ci dobbiamo fermare e guardare dove siamo, con chi siamo, cosa c'è intorno a noi e comprendere se la direzione che ci siamo data è davvero quella che avevamo scelto per noi.

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