15/10/15

L'ingresso delle truppe di Hitler ha distrutto la mia infanzia

Il trentesimo anno è una raccolta di racconti di Ingeborg Bachmann. Il libro si apre con il riuscitissimo “Giovinezza in una città austriaca”, in cui la scrittrice narra l'infanzia e la sua fine quando i nazisti invadono la sua città coi loro simboli oscuri e tetri, e quando scoppia la guerra macerie lasciate dai bombardamenti. La Bachmann rievoca quel periodo della sua infanzia che si fonde con l'infanzia di tutti quei bambini che hanno assistito a tanta devastazione. Non un “io” quindi ma “i bambini”, un soggetto plurale, funge da protagonista del narrare una ferita che non si potrà rimarginare: 
"C'è stato un momento determinato che ha distrutto la mia infanzia- viene detto da Ingeborg Bachmann - l'ingresso delle truppe di Hitler a Klagenfurt. Fu qualcosa di così orribile che i miei ricordi iniziano con questo giorno: con un dolore troppo precoce, e con un'intensità che forse in seguito non ho mai più provato (...), quell'immane brutalità che era percepibile, quel vociare, quel cantare e marciare - il sorgere della mia prima angoscia mortale". 
Da allora Ingeborg Bachmann ha continuato a fuggire, a non trovare pace. Da Vienna, via per il mondo, a New York, in Inghilterra, a Roma, sua seconda patria, una fuga continua alla ricerca di se stessa, di una sua identità.  
Ed è intenso il ritratto che la scrittrice fa dei bambini nel suo racconto "Giovinezza in una città austriaca" durante la guerra.
Bambini che non hanno certo la vita facile, prima di tutto nel rapporto con gli adulti "Fra il rimprovero di far troppo baccano e quello di aver perso la voce, essi si adeguano al silenzio".
E poi la scuola dove eseguono: "Compiti: 'aste' e 'gambe', scrittura verticale, esercizi per allargare l'orizzonte e comprimere la fantasia, tutto imparato a mente puntellandosi sulla memoria. (...) tra rimproveri e lacrime, fra l'andare in castigo in un angolo e lo stare in ginocchio, e in mezzo a un chiacchiericcio inarrestabile, bisogna imparare: l'alfabeto, le tabelline, l'ortografia e i dieci comandamenti". La scuola di una volta, appunto. Quella a cui forse alcuni vorrebbero tornare?

Bambini che vivono in un loro mondo a cui gli adulti non parlano se non per impartire ordini. 
Non c’è denaro in casa. Nel porcellino-salvadanaio non cade più neanche una moneta. Davanti ai bambini si parla solo per allusioni. I bambini non possono immaginare che il paese stia per vendersi, per vendere anche il cielo che vien tirato da tutte le parti fino a che non si squarcia mostrando una voragine nera. […] I bambini sono innamorati e non sanno di chi. Parlano una lingua incomprensibile e si consumano in fantasie sino al più estenuante pallore, e quando non sanno più come continuare, inventano una lingua che li rende pazzi. Il mio pesce. Il mio amo. La mia volpe. La mia trappola. Il mio fuoco. Tu, mia acqua. Tu, mia onda. Mio Tutto… mio Tutto… Si danno spintoni, fanno a pugni, si accapigliano per trovare la parola contraria che non c’è".

Loro non possono sapere che il loro paese presto sarà invaso dai tedeschi e che i fili della luce saranno tagliati, e tutto avrà inizio.
"Nelle strade colonne di truppe passano marciando. Le bandiere si scontrano sbattendo sopra le loro teste...'Finchè tutto va in frantumi'... e "si racconta loro che è scoppiata la guerra"! I bambini continuano a pattinare e a guardare sognanti i due gemelli sedicenni "raggiungere il centro della pista con pochi slanci profondi e decisi": incomincia il loro numero e tutti li guardano a bocca aperta.

Ma poi "gli alberi di Natale cadranno dal cielo. Saranno fatti di fuoco. E porteranno, inatteso regalo per i bambini, del tempo libero in più.
Durante l'allarme è permesso ai bambini lasciare i quaderni per correre nel rifugio antiaereo. (... ) Potranno ricordarsi in tema di quelli che sono sottoterra o sul fondo del mare. Ancora più tardi sarà permesso di scavare trincee fra il cimitero e l'aereoporto che ormai rende al cimitero l'onore che ad esso compete".
Sono pagine di una grande forza, pagine che non si possono leggere con indifferenza, pagine che sono un monito agli adulti che dovrebbero pensare ai loro figli, che dovrebbero farli vivere in un mondo di giustizia e di pace. Adulti che dovrebbero protegger i loro bambini, invece, che ammazzarsi e ammazzare senza pietà e senza chiedersi quali danni provocano su chi è ancora innocente e non può darsi spiegazioni perché non conoscono ancora i meschini interessi dei grandi capaci di uccidere pur di difenderli.
E viene il momento in cui finisce "il tempo delle allusioni. Davanti a loro si parla di colpi alla nuca, di impiccagioni, di liquidare, di far saltare in aria, e di quel che non riescono ad udire o a vedere sentono l'odore, così come sentono l'odore dei morti di St. Ruprecht che non possono tirar fuori perché gli è crollato addosso il cinematografo dov'erano andati a vedere di nascosto Romanza in minore. Il film era vietato ai minori, eppure non fu loro vietato lo spettacolo della grande morte e del grande massacro, qualche giorno dopo e poi ogni giorno".
La guerra provoca devastazioni enormi, distrugge case, uomini, donne e bambini e lascia a chi sopravvive ferite indelebili. Distrugge l'infanzia.
"Allora - dice la Bachmann - sappiamo che tutto è stato com'è stato, che tutto è com'è e rinunciamo a cercare una ragione per ogni cosa". 
La guerra ha distrutto l'infanzia della scrittrice e ha segnato la sua vita, ma continua a farlo ancora oggi nella assoluta indifferenza di chi continua a perpetuarla.

E in questa fotografia gli occhi di questa bambina esprimono tutto: paura. Paura che una macchina fotografica di un reporter che sta scattando una sua fotografia spari su di lei e allora, come ha già visto fare tante volte, alza le mani. Una fotografia che racconta una storia, la storia di migliaia e migliaia di bambini e bambine che sono coinvolti in una guerra e che spesso, troppo spesso la vita, ma sicuramente perdono come la bambina Ingeborg la propria infanzia, vivono immersi nella paura ogni momento della loro vita.
Chi potrà spiegare a questi bambini il perché di tanto dolore? O rinunceranno anche loro a cercare una ragione del perché tante "infanzie distrutte".

1 commento:

  1. Continu a scriverci i tuoi belli pensieri...
    Claudia

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