04/12/15

Amore, incontro, fedeltà ovvero l'arte del matrimonio

L’amore è oggetto continuo di disquisizioni e discussioni ed è spesso presente nelle nostre conversazioni. Il modo con cui lo vediamo, dipende dalla posizione in cui ci si trova. Se siamo innamorati e corrisposti, voliamo tra le nuvole e nulla può essere più bello, se al contrario ci siamo lasciati con chi credevamo l’uomo e la donna della nostra vita, il pessimismo diventa di casa. 
Nessuno in fondo sa cosa sia e sa definire l'amore, ma tutti in qualche modo abbiamo provato o creduto di provare cosa si sente, cosa si prova quando bussa alle nostre porte, o meglio alle porte del cuore. E sì, perché è il cuore protagonista.

In realtà navighiamo a vista su questo terreno e ci barcameniamo come riusciamo: in genere è l’amore che domina noi e non noi che dominiamo l’amore. Non a caso Julia Kristeva chiama la parola "amore" "parola valigia", perché contiene molte cose che non sono facile da enumerare.

Di amore ci hanno parlato ultimamente Julia Kristeva e Philippe Sollers nel loro libro “Del matrimonio considerato come un’arte” e da loro possiamo ricavare alcuni suggerimenti che meritano attenzione.

Provenienti da realtà completamente diverse, Julia e Philippe si sposano nel 1967 e la loro unione sembra godere di ottima forma. Julia Kristeva, psicanalista e scrittrice, nata in Bulgaria ed emigrata in Francia e Philippe Sollers, scrittore e filosofo, nato in Francia, due personalità di spicco della cultura del nostro tempo, si interrogano sull’arte di costruire un matrimonio che duri e che resista agli urti della società globalizzata, ma anche sulle ragioni per cui hanno scelto di armonizzare le loro diversità all'apparenza inconciliabili.
Da questo libro non aspettiamoci ricette o cose del genere, che di quel tipo di libri forse ne abbiamo abbastanza. 

Credo che siamo tutti consapevoli, come dice Bernadette Bricout che li intervista quanto "l’amore sia un oggetto instabile, fragile, un oggetto dai contorni incerti”, un oggetto da trattare con estrema cura e delicatezza.

La Kristeva ci dice che se il loro amore: “dura, assoluto e vincente, è perché non ha mai seguito una regola all’infuori della propria: un continuo aggiustamento amoroso e lucido, che si nutre di due reciproche e imparagonabili libertà”
Non dobbiamo aspettarci da questo libro nessuna rivelazione ma solo: “un'esplorazione di due cammini che si accordano, divergono e si completano disegnando lo spazio, il luogo preciso e prezioso che è il LORO matrimonio. Accettato, costruito, decostruito, ricostruito, ricostruito senza sosta dal momento in cui il VIVERE CON  è parso loro inevitabile”.

Il proprio amore non si dichiara una volta per tutte, ma si costruisce giorno dopo giorno, ora dopo ora e se è vero che “parti di sé vengono sacrificate a vantaggio dell’altro” è altrettanto vero che “altre rinascono in imprevedibili, sorprendenti, pudiche fioriture, in un moto di inappagato ricominciamento”.
L’amore non è mai lo stesso nel corso della storia che ci attraversa, varia in base al tempo della nostra storia personale, è un cominciare e ricominciare continuamente, un rinnovamento continuo di sé che guarda all'altro senza mai arrivare alla “fusione” con l’altro. Ognuno rimane se stesso, nella propria individualità e singolarità.

"Non amo la parola coppia, - dice P. Sollers - non l’ho mai potuta sopportare. Julia e io siamo sposati, ma ciascuno di noi ha la sua personalità, il suo nome, le sue attività, la sua libertà. L’amore è il riconoscimento pieno dell’altro in quanto tale. Se l’altro è molto vicino, come in questo caso, la posta in gioco è quella dell’armonia nella differenza. La differenza tra un uomo e una donna è irriducibile, non è possibile nessuna fusione. Si tratta di amare una contraddizione, ed è qui il bello». “Ci immergiamo insieme in un dialogo che non si è mai interrotto, dal momento che continuiamo questa conversazione all'infinito perché è piena di controversie…"

Non vi è altro senso possibile per il matrimonio che il singolare” e non “c’è posto per la coppia fusionale”. Nella coppia fusionale, dice Peter Sommers “C’è sempre una vittima”.
“L’amore dura, esiste solo grazie alla capacità di tendere a definire questo insondabile e innominabile tra due”

Ma una certezza c’è nel discorso portato avanti dalla Kristeva e da Sommers: “Il matrimonio di due singolarità si appoggia su una solida convinzione in grado di resistere alle gioie e ai dolori che peraltro non mancano mai: la convinzione che ‘è quello il luogo dove restare’!”
Un amore, quindi, che non nega il dolore, le rinunce, i sacrifici, gli errori, le pulsioni insensate, la decadenza, le malattie e la cura dell’altro, un amore che attraversa la vita in tutte le sue manifestazioni, ma “con la forza di un legame sovrano, il solito possibile perché lucido, che mi fa essere là dove io devo stare”.
Mi sembrano queste parole di una grande forza e verità.

Alla luce di quanto finora detto Kristeva e Sollers ridefiniscono il significato della parola “fedeltà” : una parola così importante nel matrimonio, ma a loro avviso travisata nel suo significato più profondo. 
Cosa vuol dire, infatti, per la maggior parte delle persone "essere fedeli" al proprio partner. In genere si pensa al lato sessuale del matrimonio, e se uno dei partner ha avuto una relazione con qualcun altro, non importa quanto sia stata importante o meno, ci si sente "traditi".
La parola fedeltà, invece, secondo i due studiosi, merita molto di più, ha un significato molto più profondo. 
La fedeltà – dice la Kristeva – “si può definire come stabilità, protezione, rassicurazione nella durata”. E’ di questo che abbiamo davvero bisogno: “nelle esperienze amorose noi cerchiamo anche le varianti dell’immagine materna e paterna. E’ lì che risiedono i bisogni psichici di fedeltà. Quando abbiamo riferimenti di questo tipo, e questi elementi di stabilità, possiamo permetterci maggiore libertà nella nostra personale relazione sensoriale o sessuale, e dare libero sfogo al desiderio”.
La fedeltà quindi mette in capo il rapporto, la sua qualità, la sua capacità di comprendere l'altro, di mettersi in dialogo con l'altro, di non cercare la "fusione", ma se mai la "differenza" che ci costituisce e che merita rispetto e da cui si può imparare e arricchirsi.
“La vera infedeltà - dice  P.Sollers - è nell’irrigidirsi della relazione di coppia, nella pesantezza; è la seriosità trasformata in risentimento”.

Quante coppie vivono insieme senza dirsi nulla, senza crescere insieme. Quanti vedono nel tentativo dell'altro di esprimersi, nel desiderio di sentirsi libero un pericolo, invece che un arricchimento per la propria relazione! Ed invece di favorire la realizzazione dell'altro, si tenta o di reprimerla o in altri casi uno si sacrifica per l'altro (il più delle volte la donna).

"L'uomo e la donna sono due stranieri l'uno per l'altro. Ora la coppia che accetta la libertà di due estraneità può divenire un vero e proprio campo di battaglia. Da qui il bisogno di armonizzare. La fedeltà è una sorta di armonizzazione dell’estraneità. Se permettete che l’altro sia straniero quanto lo siete voi, l’armonia ritorna. Le note stonate si trasformano nei movimenti di una sinfonia."

Per durare un matrimonio deve essere l'avventura di due individualità, ma anche "l'incontro di due infanzie". "La cura dell'infantile dell'altro, che chiama all'appello nella donna che sono - moglie, o madre - l'identificarsi di quell'infantile, con la sua bramosia, il suo sconforto, il desiderio di prestazione ideale. Partecipo di questa alchimia, ne accompagno lo slancio, mi faccio bambina o adolescente. Tutte le fasi della vita sono così riunite, abolite, sospese in questo istante... amoroso..."

Nella vita di coppia, nella vita familiare, l'amore diviene cura".

Ogni matrimonio è prima di tutto un incontro: Kristeva e Solers dal loro primo incontro non si sono più lasciati “mi ha portato a l’Ile de Ré, - racconta la Kriseva - ho incontrato la sua famiglia, e l’incontro continua, ogni giorno è un incontro. Ecco”

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