24/01/16

Due fotografi, due modi di vedere la fotografia

Frank Horvat
Mi sembra che, per vedere, io debba prepararmi prima. A volte per lungo tempo. Mi riuscirebbe difficile, uscendo da qui, fare delle foto a Parigi. Per guardare, avrei bisogno di andare in un’altra città, a New York per esempio, di esser solo, di alloggiare in un hotel, di passeggiare per le strade, all’inizio senza macchina fotografica, e a poco a poco vedrei. Allo stesso modo non saprei fare il ritratto di una donna così, di punto in bianco. Avrei bisogno di pensarla, di immaginarla. Bisognerebbe che lei si preparasse o che la preparassero, mentre io preparo me stesso. E anche quando, alla fine, si troverebbe di fronte a me, non mi sentirei ancora pronto. Mi ci vorrebbero due o tre ore per comprenderla, poco alla volta, attraverso il mirino.

Josef Koudelka
Forse perché tu vuoi comprendere. Io non cerco di comprendere. Per me la cosa più bella è svegliarmi, uscire e andare in giro a guardare. Guardare tutto. Senza che nessuno stia lì a dirmi: Devi guardare questo o quello. Io guardo tutto e cerco di trovare ciò che mi interessa, perché, all’inizio, non so cosa potrà interessarmi. Mi succede anche di fotografare dei soggetti che altri troverebbero stupidi, ma che, personalmente, mi permettono di mettermi in gioco. Henri (Cartier Bresson) dice che lui si prepara prima di incontrare qualcuno o di visitare un paese. Io no: io cerco di reagire a quello che si presenta. Poi tornerò, magari ogni anno, magari per dieci anni di seguito, e così finirò per comprendere.

Questo stralcio di intervista è stata realizzata da Frank Horvat e fa parte del libro Entre Vues. La versione italiana è pubblicata per la prima volta su Maledetti Fotografi.

1 commento:

  1. Condivido in generale l'approccio di Horvat. Bel post.

    RispondiElimina