27/01/16

Prima di tutto vennero a prendere gli handicappati…

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento,
perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto,
perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato,
perché mi erano fastidiosi.

Ma poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente,
perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Oggi è il giorno della Memoria. Ma la memoria a volte ricorda qualcuno e ne dimentica altri. 
Anche Bertolt Brecht non li ha nominati in questa sua celebre poesia. 
Per questo voglio farlo io, i dimenticati sono gli handicappati da cui è partita la follia nazista, che ha considerato chi aveva “difetti” o “anomalie” “vite indegne”. 
La poesia dovrebbe perciò cominciare:
Prima di tutto vennero a prendere gli handicappati… 

Infatti, l'Aktion T4 (così veniva chiamata il progetto per l’eutanasia di massa dei disabili), condusse alla morte circa 250.000 vittime.

T4 è l'abbreviazione di "Tiergartenstrasse 4", l'indirizzo del quartiere Tiergarten di Berlino dove era situato il quartier generale dalla Gemeinnützige Stiftung für Heil- und Anstaltspflege, l'ente pubblico per la salute e l'assistenza sociale.

Il comitato T4 distribuiva alle varie strutture sanitarie un modulo da compilare dettagliatamente circa le malformazioni del bambino. Una volta informati, i medici convocavano i genitori promettendo cure appropriate per i figli in strutture all’avanguardia denominate “Istituzioni specialistiche pediatriche”; estorcevano loro il consenso, minacciandoli di ritirare la tutela legale dei figli qualora avessero manifestato il loro diniego a tali cure.
Il progetto non era attuato da quei nazisti pazzi e sanguinari, ma da medici, psichiatri, luminari che seguivano un ragionamento con una logica fredda e razionale: migliorare la nazione tedesca e da lì il genere umano eliminando “chi rallenta la marcia”, chi è portatore di malattie ereditarie, soprattutto mentali, handicap per cui non esiste cura. 

Queste persone risultavano a carico dello Stato senza essere produttive, senza dare alcun contributo alla crescita e al miglioramento del Paese. Sacrificare pochi esseri imperfetti per il bene di tutti.
Ma le teorie eugenetiche alla base del progetto, non erano certo nuove. La difesa della razza non è un parto della sola filosofia tedesca, ma affonda le sue radici nelle teorie sull’ereditarietà e sull’evoluzione della specie, che animò tutto il diciannovesimo secolo e i primi anni del ventesimo, con importanti contributi che vennero soprattutto dalla scuola americana di Princeton e da una attualizzazione delle teorie lombrosiane. A Lombroso si deve, infatti, una prima classificazione degli esseri inferiori, usata poi dal nazismo.

Anche la scuola era veicolo di propaganda attraverso i bambini.
Ne è testimonianza un testo di matematica del ’36 che suggeriva questi esercizi:
- “La costruzione di un manicomio costa 6 milioni di marchi. Quante case si potrebbero costruire con questa somma a 15.000 marchi l’una?”- “Il mantenimento di un ammalato mentale costa circa 4 marchi al giorno, quello di uno storpio 5,5 marchi, quello di un criminale 3,50. Molti dipendenti statali ricevono solo 4 marchi al giorno, gli impiegati appena 3.5, i lavoratori manuali nemmeno 2 marchi al giorno. Illustrate queste cifre con un diagramma. Secondo stime prudenti sono 300mila i malati mentali, epilettici, ecc. di cui si prende cura lo Stato. Quanto costano in tutto queste persone a 4 marchi a testa? Quanti prestiti matrimoniali a 1000 marchi l’uno potrebbero venir concessi sfruttando questo denaro?
Il metodo di morte che venne più usato era la Dieta E: tutti i pazienti venivano alimentati con una dieta «assolutamente povera di grassi», i farmaci non dovevano essere sprecati. Entro 3 mesi i pazienti morivano di edema da fame. 
La mortalità negli ospedali psichiatrici aumentò esponenzialmente fino alla fine della guerra e anche dopo, almeno fino al 1947. 
Le malattie considerate come criterio per inserire i bambini nella lista di morte erano: la sindrome di Down, la cecità, la sordità, la tubercolosi, l’idrocefalia, la spina bifida, il ritardo mentale, il labbro leporino, la microcefalia, la paralisi infantile. 

I medici del T4 falsificavano le cause del decesso nei relativi certificati per mantenere segreti questi delitti. 
Purtroppo neanche la morte metteva fine al vilipendio degli innocenti. I corpi dei bambini venivano infatti sezionati ed i cervelli prelevati ed inviati presso l’istituto di Heidelberg per essere studiati dal dottore Carl Schneider.

Ho voluto ricordare i disabili perché certe mentalità sono a dure a morire e molto c’è ancora da lavorare perché queste persone possano trovare un posto degno di essere vissuto nella nostra realtà, in questo mondo. 

Non mi interessa una memoria semplicemente commemorativa. 
Non mi interessano neanche le giornate dedicate a… 
Tutti i giorni dovrebbero essere dedicati a…
a progetti volti a costruire un mondo più umano,
sempre più umano. 
Progetti politici certo,
ma anche cambiamenti di mentalità,
impegno personale là dove viviamo e siamo
giorno dopo giorno
ora dopo ora. 

La foto ritrae Ernst Lossa. Uno dei bambini uccisi col Progetto T4. Proprio questa foto fu data poco prima della sua uccisione all'infermiere amico che testimoniò al processo di Norimberga contro i medici nazisti carnefici. Ernst gli aveva scritto, prevedendo la sua imminente fine, una dedica con le parole "in memoria"
Temo le generalizzazioni, le etichette, le classificazioni.
Per me esistono gli individui nella diversità e peculiarità.
Esiste il suo volto.
Il suo dolore, la sua gioia.
La sua storia.
E nel silenzio mi voglio aprire all'ascolto.

Il passato, non è passato è sempre anche presente.

Il quadro di Klee, Angelus Novus, rappresenta un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese e fissa lo sguardo su qualcosa da cui sembra volersi allontanare. Dice Walter Benjamin 
“L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradio, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta”.
Non può esserci progresso se non guardiamo indietro, se non siamo capaci di guardare l’orrore di cui noi uomini siamo capaci ieri come oggi. Se non sappiamo allontanarci da questo passato, non per chiudere gli occhi, ma per dare inizio al nuovo.
In Walter Benjamin la memoria può redimere il passato solo invertendo il rapporto tra passato e presente.

Dobbiamo guardare indietro per imparare a ri-nascere come esseri umani. La nascita è un accadimento non meramente biologico ma piuttosto esistenziale.
E non è un atto che avviene una volta per tutte. Nasco perché qualcuno ha voluto che nascessi, ma la vita è un continuo ri-nascere. E' della ri-nascita sono io il creatore.

La vita è un continuo esame, è una continua scelta. Non scelgo cosa mi accade, ma scelgo verso quale direzione andare.
Si rinasce quando esco dalla gabbia delle mie sicurezze, che nella chiusura agli altri diventano arroganza, presunzione, violenza.
Si ri-nasce se accetto la fragilità come contrapposizione alla forza, alla violenza. 

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