25/02/16

Giocare con l’arte. Bruno Munari e i bambini (1)

Giocare è una cosa seria!
I bambini di oggi sono gli adulti di domani
aiutiamoli a crescere liberi da stereotipi
aiutiamoli a sviluppare tutti i sensi
aiutiamoli a diventare più sensibili.
Un bambino creativo è un bambino felice!

E Munari si può definire un bambino felice. Felice perché ha vissuto a contatto con la natura come racconta Beba Restelli:
"Quando era ragazzino, Munari, cresciuto a Badia Polesine, una piccola cittadina del Veneto, vicino al fiume Adige, trascorreva molte ore accanto alla ‘Macchina galleggiante’ sull'acqua «ad ammirare lo spettacolo continuo dei colori, delle luci, dei movimenti della Grande Ruota». Osservava la Grande Ruota che dal fiume pescava penne di gallina, pezzi di carta, foglie di alberi, «alghe ed erbe acquatiche verdi come il vetro morbido», in uno scintillio di gocce, con un rumore di pioggia e con un odore misto di farina, acqua, terra e muschio... Un bambino dunque ‘immerso’ nella natura con tutti i sensi, contemplatore attivo, attento alla natura in movimento, all'azione dell’acqua e dell’aria... suggestioni potenti che saprà poi trasformare in creazioni artistiche e far vedere anche a noi in un altro modo il mondo in cui viviamo". 
«Conservare lo spirito dell'infanzia dentro di sé per tutta la vita, vuol dire conservare la curiosità di conoscere, il piacere di capire, la voglia di comunicare». 

Questa frase  esprime non solo la filosofia di vita di Bruno Munari, ma costituisce uno degli obiettivi più importanti che si prefiggono i laboratori: aiutare i bambini a non perdere il senso della curiosità.
«I bambini di oggi sono gli adulti di domani», ripeteva spesso Munari, affermando che la sua opera più importante erano proprio i laboratori per bambini.

«Fin da ragazzo - racconta Munari - sono stato uno sperimentatore..., curioso di vedere cosa si poteva fare con una cosa, oltre a quello che si fa normalmente».

«Durante l’infanzia siamo in quello stato che gli orientali definiscono Zen: la conoscenza della realtà che ci circonda avviene istintivamente mediante quelle attività che gli adulti chiamano gioco. Tutti i ricettori sensoriali sono aperti per ricevere dati: guardare, toccare, sentire i sapori, il caldo, il freddo, il peso e la leggerezza, il morbido e il duro, il ruvido e il liscio, i colori, le forme, le distanze, la luce, il buio, il suono e il silenzio… tutto è nuovo, tutto è da imparare e il gioco favorisce la memorizzazione.Poi si diventa adulti, si entra nella ‘società’, uno alla volta si chiudono i ricettori sensoriali. Non impariamo quasi più niente, usiamo solo la ragione e la parola e ci domandiamo: quanto costa? A cosa serve? Quanto mi rende?»
E l’artista si chiede con una certa preoccupazione come sarà l’‘uomo del futuro’. Forse senza naso e senza orecchi, perché non bada più al rumore e agli odori... Così lo disegna nel suo libro Da cosa nasce cosa e invita i designers a progettare tenendo presenti tutti i recettori sensoriali.
Inventore, artista, scrittore, designer, architetto, grafico, egli quindi amava giocare con i bambini, evidenziando così l'importanza del gioco, dell'azione insieme ai bambini. 
"Non potendo cambiare gli adulti, ho scelto di lavorare sui bambini perché ne crescano di migliori. E una strategia rivoluzionaria quella di lavorare sui e con i bambini come futuri uomini". E ancora: "Ci dobbiamo occupare dei bambini e dare loro la possibilità di formarsi una mentalità più elastica, più libera, meno bloccata, capace di decisioni. E direi, anche un metodo per affrontare la realtà, sia come desiderio di comprensione che di espressione. Quindi, a questo scopo, vanno studiati quegli strumenti che passano sotto forma di gioco ma che, in realtà, aiutano l'uomo a liberarsi".
Il suo sogno di artista e di educatore, più che di didatta, era quello di promuovere un futuro migliore in una società migliore, fatta di uomini creativi e non ripetitivi.

"I bambini crescono male - diceva - perché si cerca di imporre loro il pensiero degli adulti". E citava Lao Tse: "Produzione senza appropriazione, Azione senza imposizione di sé, Sviluppo senza sopraffazone", uno dei principi ispiratori del suo metodo. Il suo sogno era quello di promuovere una società fatta di uomini creativi e non ripetitivi.
Un progetto di vita che ha contribuito a rendere l’artista nei suoi ultimi anni sereno e fiducioso, consapevole di avere gettato semi fecondi...

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