09/02/16

Il potere compiacente che riveste le statue nude

Ormai è risaputo che, in occasione della visita ufficiale del presidente iraniano Hassan Rouhani,  il governo italiano ha ordinato di inscatolare le statue greche e romane dei Musei Capitolini (fra cui una celebre copia di Prassitele), in pudichi cubi di legno.
Certo c’erano motivi “molto validi” per inscatolare le statue:  il più nobile che oggi ci sia sulla piazza sono gli affari e il denaro, in ballo, infatti, erano i 17 miliardi di euro di contratti firmati dal presidente iraniano e dagli imprenditori che lo accompagnava.

Mario Vargas Llosa sull'argomento è intervenuto sul La Repubblica dell’08/02/2016 e riporto una parte qui del suo articolo:
Giornalisti, politici e scrittori italiani che hanno protestato (a volte con furia e volte con umorismo) per l’iniziativa di vestire le statue hanno ragione. Il fatto va molto al di là di un aneddoto che suscita risate e indignazione. Si tratta, in verità, di un atteggiamento vergognoso e accondiscendente che sembra dare ragione ai fanatici i quali in nome di una fede primitiva, ottusa e sanguinaria, si credono autorizzati a imporre agli altri i loro pregiudizi e la loro chiusura mentale, vale a dire quella mentalità da cui la civiltà occidentale si è liberata — e ha liberato il mondo — nel corso di una lotta durata secoli, in cui centinaia di migliaia, milioni di persone si sono immolate per far prevalere la cultura della libertà. Il fatto che oggi ne goda buona parte dell’umanità è cosa troppo importante perché un governo, attraverso gesti patetici come quello che ho citato, sia disposto a dare l’impressione di rinunciare a quella cultura per non mettere in pericolo qualche contratto che può alleviare una crisi economica a cui lo ha condotto il suo populismo, cioè la sua stessa irresponsabilità demagogica.

(…) è un tradimento nei confronti dei milioni di iraniani vittime infelici dell’intolleranza degli ayatollah che resistono con eroismo alla pietra tombale caduta sopra di loro da quando, per liberarsi dalla dittatura dello Scià, si gettarono fra le braccia di una dittatura religiosa. Ed è un grande tradimento anche nei confronti della civiltà che l’Italia, probabilmente prima di qualsiasi altro Paese, ha contribuito a edificare e proiettare nel mondo intero, un sistema di idee che con il passare del tempo ha creato l’individuo sovrano e imposto i diritti umani, la coesistenza nella diversità, la libertà di espressione e di critica, e una concezione della bellezza artistica di cui quelle statue inscatolate perché non ferissero la sensibilità dell’illustre ospite sono, con i loro torsi e i loro seni, una rappresentazione superba. Le cortesie diplomatiche vanno rispettate, ma devono avere un limite, e il limite dev’essere quello di non fare concessioni che comportino un’autoumiliazione o un oltraggio verso la propria cultura
(…) la nostra cultura, che è la cultura della libertà, è ciò che siamo, è la nostra credenziale migliore e non c’è motivo per occultarla. Al contrario: bisogna darle risalto, come il miglior contributo (fra tante cose negative) che abbiamo dato per far indietreggiare l’ingiustizia in questo astro senza luce che ci è toccato in sorte

L’ipocrisia del governo è veramente grossolana. Se davvero si vuole  dimostrare rispetto verso altre culture e civiltà, ci sono altre occasioni. Non ne siamo certo carenti in questo periodo

Nessun commento:

Posta un commento