18/02/16

Io non sapevo...

Julianne Moore in Cecità di Fernando Meirelles dal libro di Saramago
"Dimentichiamo troppo spesso che gli uomini sono fatti di carne facilmente rassegnata. È dall'infanzia che i maestri ci parlano di martiri, che diedero esempi di civiltà e di morale a loro spese, ma non ci dicono quanto doloroso fu il martirio, la tortura.
Tutto rimane in astratto, filtrato come se guardassimo, a Roma, la scena attraverso spesse pareti di vetro che ammortizzano i suoni, e le immagini perdessero la violenza del gesto per opera, grazia e potere di rifrazione.
E allora possiamo dirci tranquillamente l’un l’altro che Giordano Bruno fu bruciato. Se gridò, non lo sentiamo. E se non lo sentiamo, dove sta il dolore?Ma gridò, amici miei. E continua a gridare". 
Josè Saramago
A scuola, da piccola, mi sono sentita raccontare  tante storie  di gente buona che combatteva i cattivi, senza sapere chi la maestra mi indicava come cattivi e chi come buoni.
Con l'animo ingenuo di una bambina credevo a questo mondo che mi volevano far vedere. E non sapevo quanto dolore c'era alle mie spalle. 

Nessuno mi aveva detto che milioni di persone erano morte, alcuni nel fiore degli anni, altri lasciando figli e mogli, altri ancora sotto le macerie di una casa distrutta da una bomba. Una bomba venuta dal cielo. Eppure il cielo per me era luce, azzurro, nuvole, pioggia. Dal cielo non poteva cadere nulla di terribile.
Non mi avevano raccontato le atrocità commesse da un uomo all'altro uomo, non sapevo quanto "banale" potesse essere il male.  

Io non sapevo.

Mi dicevano che in certi posti non potevo andare, perché lì c'era gente pericolosa che mi poteva fare del male. E lo guardavo quel ragazzone, figlio della portinaia della casa di fronte alla mia, giocare sempre solo sul marciapiede e ogni tanto mi guardava, ma senza speranza che noi lo chiamassimo a giocare con noi. Si chiamava Pietro.
Nessuno mi aveva detto che Pietro da piccolo aveva avuto la meningite, che non era cattivo, semplicemente non poteva essere come noi. nessuno mi mi aveva detto che però, lui desiderava tanto stare insieme a qualcuno. Nessuno mi aveva detto che, insieme alla meningite era stato colpito da un'altra malattia, la solitudine. E che dalla solitudine avrebbe potuto guarire se solo noi lo avessimo voluto.
Non sapevo che avrei potuto fare qualcosa.

Io non sapevo.

Eravamo bimbi a cui era stato insegnato a "non vedere", a cui era stato detto di non guardare. Eravamo bambini un po' ciechi senza saperlo. Bambini che dovevano pensare con la testa dei grandi.

Noi non sapevamo.

Poi un giorno ho guardato ed ho visto e non ho mai più distolto lo sguardo. E quello che vedo non mi piace. Ma oggi so che posso e devo fare qualcosa. Che devo ribellarmi. Che devo andare verso tutti i Pietro che incontro perché non si sentano più soli. Forse è poco, ma è quello che posso fare. 

Non voglio più essere cieca, anche se la cecità morale è una malattia al cui contagio siamo esposti ogni giorno.

Questo oggi io lo so

 "Perché siamo diventati ciechi, Non lo so, forse un giorno si arriverà a conoscerne la ragione, Vuoi che ti dica cosa penso, Parla, Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono. La moglie del medico si alzò e andò alla finestra. Guardò giù, guardò la strada coperta di spazzatura, guardò le persone che gridavano e cantavano. Poi alzò il capo verso il cielo e vide tutto bianco, è arrivato il mio turno, pensò. La paura le fece abbassare immediatamente gli occhi. La città era ancora lì".
Josè Saramago

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