06/02/16

La mia vita ha una colonna sonora ...

La mia vita ha una colonna sonora che l'accompagna. Alcune canzoni, alcuni cantanti sono diventati passato. Altri no. Sono rimasti, come rimangono certi ricordi. Come stelle nel firmamento. Ricordi che ti hanno segnato. Ricordi belli, ricordi tristi.  
Li riascolti ed è un flusso di emozioni apparentemente passate, ritornano come allora. Non importa cosa è successo quel giorno, è ciò che hai sentito che riemerge da lontano.

Sicuramente una cantante importantissima nella mia vita è stata Joan Baez di cui ho già parlato in altri post.
Adoravo le sue canzoni, mi davano coraggio, energia e lei stessa era un esempio, una donna d'azione, un esempio per la mia generazione, una combattente. E in certa misura lo è ancora, lo è sempre stata.

Le canzoni di Jonni Michell invece hanno qualcosa di più intimo. L'ascoltavo da sola. Quando ero triste, malinconica. La sua voce esprimeva, insieme al suo, il mio dolore. La mia malinconia. La mia inquietudine Diventava come l'amica a cui si raccontano i propri segreti, l'amica che ti prende per mano e ti trasmette calore. Non consolazione. Comprensione, vicinanza.

Le sue canzoni, infatti, sono confessioni, testimonianze, i suoi toni pacati, dolenti: sono piccole perle musicali, vere poesie.
E il suo stesso atteggiamento schivo era in  contrasto con le icone dell'epoca.

Fin da bambina era affascinata dalle filastrocche folk della nonna materna e dalla musica di Schubert e Mozart. A sette anni va a lezione di pianoforte e scopre la passione per la pittura.

Nel 1951 contrae la poliomielite e un suo insegnante d'inglese alla scuola media, Mr. Kratzman, l'aiutò sia nella pittura che nella poesia. "Se puoi dipingere con un pennello, lo puoi fare anche con le parole", amava ripeterle. Ed è a lui che Mitchell dedicherà il suo album di debutto omonimo del 1968 (poi ristampato come "Song To A Seagull"): "To Mr Kratzman who taught me to love words".

E’ con "Blue" (1971) che la cantautrice mette a fuoco definitivamente la sua arte. Una riflessione sulla sua vita, sulla nostra vita. Sull’amore, sul desiderio di felicità che sembra impossibile da raggiungere. Una perenne malinconia che non riesce a spegnersi, che ti accompagna senza però sconfiggerti. Quella malinconia che nasce quando la vita è dura da conquistare.

Le sue vicende personali, però, diventano un sentire universale e mai retorico. Il tutto filtrato da una sensibilità tipicamente femminile.
"Blue" è una raccolta di canzoni che si sfogliano come pagine d'un diario intimo in cui si racconta una quotidianità di nostalgie e di silenzi, di malinconia e d'inadeguatezza, di amici persi nel buio della droga e di amori che lasciano ferite profonde.

"Blue" è però anche un anelito di libertà che entra spesso in conflitto con l'amore:
"I am on a lonely road and I am travelling / looking for something to set me free" (da "All I Want").
Una strada solitaria e io viaggio in cerca della chiave che mi liberi
Ed io ero così. Una giovane donna che cercava l’amore, quello vero, come tutti. Che non lo trovava, perché nulla era mai come sembrava. Una donna che amava lottare e cantava le canzoni di Joan Baez, ma alla sera si rifugiava nella sua stanza e spesso si sentiva sola, ma allo stesso tempo anelava alla libertà, a quella libertà che non ci è mai data, ma deve essere sempre conquistata. 

Ascolta River qui

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