07/03/16

45 Years di Andrew Haigh

Si parla poco e male della vecchiaia, di come sia difficile il passaggio, di come sia difficile viverla bene. Forse c'è proprio la paura di parlarne sia in chi ne è ancora lontano, sia in chi c’è vicino o dentro. 
Eppure bisognerebbe farlo. Forse bisognerebbe prepararsi. Forse bisognerebbe trovare il modo di non essere colti di sorpresa. Forse bisognerebbe soltanto viverla e non temerla. Capirne la bellezza.Quella che c’è in ogni manifestazione della vita quando la si accetta senza volerla dominare.


Forse bisognerebbe non fuggire da quello che la vecchiaia ci vuole dire, ci vuole parlare: della finitudine, del limite, dell'importanza di accogliere non con rassegnazione, ma come verità quello che la vita ci offre che non è quello che invece vorremmo che ci offrisse. 
Una seria meditazione sulla vecchiaia ci porterebbe a vivere in modo assolutamente diverso e vero ogni stagione ed ogni età.

Ho visto ultimamente il film 45 Years di Andrew Haigh che racconta una storia d’amore di fronte alla dura prova del tempo.
Il film è il racconto della settimana che precede il festeggiamento del 45° anniversario di matrimonio di una coppia della provincia inglese. La loro vita scorre lentamente, qualche passeggiata col cane, qualche incontro qua e là con amici, qualche commissione, un rapporto comunque solido e senza scosse… 
Lei ama svegliarsi presto, fare lunghe passeggiate con il suo cane, respirare l’aria fresca e poi tornare a casa. Beve un bicchiere d’acqua, bacia il marito e fa con lui una ricca colazione. Hanno raggiunto una buona armonia di coppia: ridono, scherzano o, semplicemente, stanno in silenzio, leggendo un giornale, un libro o ascoltando la radio, insieme.
Sono ex insegnanti di filosofia, senza figli e stanno per festeggiare in gran stile 45 anni di matrimonio.

Ma un fatto sconvolge i preparativi: il corpo dell’ex fidanzata del marito morta e scomparsa 50 anni prima in un incidente di montagna, viene ritrovata in un ghiacciaio svizzero perfettamente conservato.
Geoff (Tom Courtenay) viene letteralmente risucchiato nel passato, non si dà pace, l’amore per la moglie ne rimane incrinato dalla certezza di non aver mai dimenticato l’altra donna.
Di fatto Kate (Charlotte Rampling) scopre, nella soffitta dove si nascondono i ricordi, che  la musica, i libri preferiti, le vecchie abitudini del marito, appartengono a quel suo passato. Il dolore si fa strada nel suo animo della donna che non si dà più pace. Quei 45 anni, sembrano scomparire nella nebbia che caratterizza i paesaggi del film.
La loro vita che prima appariva ordinata  ben scandita precipita nel caos, la settimana che li aspetta diventa un conto alla rovescia verso la festa d'anniversario in cui, davanti a tutti gli amici, ci sarà la messa in scena pubblica del bilancio della loro vita insieme, del loro matrimonio. 
Geoff è un uomo chiuso, ostico, si barrica dietro poche parole  per non rivelare i suoi reali sentimenti, chiusi a chiave in soffitta insieme ai cimeli di un'esistenza passata
Ma, dopo qualche giorno in cui tutto sembra crollargli addosso, rassicura Kate che l’amore per lei non è messo in discussione e le chiede di voltare pagina. 
Ma in Kate qualcosa nel profondo rimane come una ferita che non riesce a rimarginarsi: il dubbio si è insinuato e non riesce a sciogliersi compromettendo una serenità a lungo coltivata. 
Stretta al marito in un lento nel giorno del loro anniversario, Kate non riesce ad unirsi alla gioia degli altri e dello stesso suo marito e il suo sguardo è rivolto indietro: il loro è stato vero amore o fumo negli occhi?
Capisce di non essere stata amata come ha sempre pensato, sul viso silenzioso si legge la più grande inquietudine di una sposa: non essere stata scelta. 
Quando torna, alla fine del film, il ritornello della canzone dei Platters che Kate canticchiava serenamente all’inizio, "My true love was true...", nei movimenti dei suoi occhi e nel leggero tremolio delle sue labbra, anche se suo marito dichiara di essere innamorato come il primo giorno, si legge l’emozione di una donna che poche attrici forse avrebbero potuto esprimere così bene come Charlotte Rampling. 
Charlotte Rampling, attrice di grande talento, ha accettato i segni del tempo sul proprio volto senza rincorrere una giovinezza impossibile, come tante sue coetanee. Il viso maturo, ma ugualmente bello, gli sguardi, i silenzi, ci restituiscono la ricca vita interiore del personaggio. Una signora che ha ancora gli occhi di una giovane sposa spaventata.

Andrew Haigh, il regista, mostra con grande rispetto i sentimenti di una donna che ha puntato tutto sul suo rapporto con un uomo, l’uomo della sua vita, il suo unico amore. Dai suoi occhi traspare la solitudine, la paura, lo smarrimento e il senso di fallimento.

Un film lento, giudicato da molti troppo lento, da alcuni "noioso", fatto di poche parole, e di pochi fatti, ma un film vero. È il pudore la qualità più evidente di questo film. Un film intimo in cui nulla è urlato, ma sentito e vissuto per lo più in silenzio. 
Le interpretazione di Charlotte Rampling e di Tom Courtenay sono una lezione di stile e uno spettacolo emozionante. 
"Una coppia come la loro così in là con gli anni è volutamente poco convenzionale”, ha spiegato il regista. “Non credo affatto che le persone smettano di cercare risposte solo perché invecchiano. C’è quest’idea che prima di arrivare ai trent’anni bisogna aver capito e risolto tutto di se stessi, ma sono sicuro che per molti di noi non funziona così. Cambiamo in continuazione e non smettiamo mai di fare domande”. “Rivelare i propri sentimenti non è certo facile e il marito interpretato da Tom Courtenay non è certo un cattivo; di cattivi non ce ne sono nel mio film, ma solo delle persone che cercano di risolvere i propri problemi”.
Dicevo che bisognerebbe parlare di più di questo periodo della nostra vita, un periodo delicato, ma ancora pieno di risorse. Non dovremmo trattare tutto come un problema di rughe e di malattie. C’è molto di più. 
E ciò che può essere vissuto come una tragedia, può trasformarsi in saggezza. Ma, come in ogni altro momento della nostra vita, i sentimenti non devono essere oscurati, le nostre paure devono essere espresse. I problemi affrontati.

Bisogna parlarne perché il nostro paese diventi anche un paese per vecchi, che oggi sono oltretutto così numerosi. E se non lo diventa il nostro paese lo diventi almeno il nostro microcosmo. 
Parlarne perché la vita di coppia non si dia mai per scontata, perché la vita sociale non si spenga, perché le nostre capacità rifioriscano alla luce di una nuova saggezza o modo di vedere il mondo. 


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