08/03/16

Di letteratura e bellezza

La Biblioteca del Trinity College di Dublino
«Racconta una leggenda, che se non è vera è ben trovata, che una volta Stalin abbia domandato quante divisioni aveva il Papa. Quello che è successo nei decenni successivi ci ha mostrato che le divisioni son certo importanti in date circostanze ma non sono tutto. Ci sono dei poteri immateriali, non valutabili a peso, che in qualche modo "pesano". Siamo circondati di poteri immateriali e non si limitano a quelli che chiamiamo "valori spirituali", come una dottrina religiosa. Un potere immateriale è
anche quello delle radici quadrate, la cui legge severa sopravvive ai secoli e ai decreti non solo di Stalin, ma anche del Papa. E tra questi poteri annovererei anche quello della tradizione letteraria, vale a dire del complesso di testi che l’umanità ha prodotto e produce non per fini pratici – come tenere registri, annotare leggi e formule scientifiche, verbalizzare sedute o provvedere a orari ferroviari – ma piuttosto gratia sui, per amore di sé stessi, e che si leggono per diletto, per elevazione spirituale, per allargamento delle conoscenze, magari per puro passatempo».
«Noi – asserisce Eco all'inizio dell'evento – usiamo continuamente la parola "bello" per dire "una bella bistecca", "una bella giornata", "una bella notte d’amore", "un bel bambino", e così via. Vedete quindi che ci troviamo in un intrico di problemi, come già sa chi studia estetica. Alla fine mi sono accorto che noi, per muoverci nel mondo, giochiamo su pochissimi aggettivi (bello, brutto, buono, cattivo) coi quali copriamo tutto. Proprio per questo, in filosofia, quando uno deve definire cos'è il buono, cos’è il male, cos'è il bello, ci passa la vita o i secoli!».
Umberto Eco, intervenuto a Mantova al Festival della Letteratura nel 2000 e nel 2004 

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