18/03/16

La lettura è un'avventura, non è un eserciziario

“La critica letteraria dovrebbe scaturire da un debito di amore. In modi evidenti e tuttavia misteriosi una poesia o un dramma o un romanzo afferrano la nostra immaginazione. Nel momento in cui deponiamo un libro non siamo più quelli che eravamo prima di leggerlo. 
Per usare un’immagine rubata a un’altra regione: chi ha davvero assimilato un dipinto di Cézanne non potrà più guardare una mela, o una sedia, come li guardava prima. 
Le grandi opere d’arte ci attraversano come venti di tempesta, spalancando le porte delle nostre percezioni e investendo l’architettura delle nostre convinzioni con la loro potenza trasformatrice. 
Noi cerchiamo di registrare il loro urto e di riorganizzare la nostra casa sconquassata secondo il nuovo ordine. E, spinti da un qualche primario istinto di comunione, cerchiamo di comunicare agli altri la qualità e la forza della nostra esperienza.
Vorremmo convincerli ad aprirsi ad essa. E’ da questo sforzo che nascono le intuizioni più vere della critica.

George Steiner, Tolstoj o Dostoevskij

Non è facile oggi attirare lettori verso il tipo di letture a cui allude Steiner e forse non lo è mai stato. Ma non è impossibile. 
Un buon libro ci pone domande, ci interpella, ci scuote dal torpore e ci invita a riflettere.
Attraversa i confini per portarti in altri territori, quelli sconosciuti, quelli che non avresti mai attraversato. 
Ti mette di fronte a delle difficoltà, ma non ti blocca la strada. Non è il libro a farlo e troppo spesso chi lo fa leggere a scuola.

Un giorno ho incontrato in un ristorante una mia ex allieva, faceva la cameriera. Non aveva fatto studi "alti", eppure ricordava ancora "Se questo è un uomo" di primo Levi. 
Non lo dimenticherò mai, mi ha detto, mi ha fatto vedere la vita come non l'avevo mai vista. E' un libro triste, ma mi ha insegnato a chiedermi sempre cosa posso fare per migliorare me stessa. Perché si può vero? Mi ha chiesto. Certo che si può, le ho risposto. Bene, ha concluso, anche io lo credo.

Troppo spesso la cultura è chiusa essa stessa dentro le mura degli addetti ai lavori, è analizzata, segmentata... Sembra quasi che si vogliano arginare quei "venti in tempesta" che potrebbero cambiarti dentro. Prima di poter leggere il libro devi "fare gli esercizi", "rispondere alle domande di comprensione"... etc. 

Non si può far leggere un libro e valutare i propri studenti in base a domande precostituite, i famigerati "questionari". Non lo si può fare! Si uccide la vitalità che un libro contiene al suo interno e che solo il lettore può scoprire.

Si possono dare strumenti ai ragazzi perché sappiano accostarsi sempre meglio alla lettura. Ma, quando, un ragazzo prende un libro in mano deve sapere che deve essere lui a scoprire quello che il libro può dargli o no. 

La cultura deve essere viva, dietro a chi scrive c'è un uomo, ed è questo uomo o donna che bisogna cercare. E ci sono uomini che hanno qualcosa da dirmi e altri che non arrivano né al mio cuore né alla mia anima. Ci sono libri che mi divertono, mi fanno evadere, che leggo per passare il tempo. E tutti hanno la loro dignità. Ma dopo tanti anni sarà difficile che qualcuno ci fermi per dire quello che mi ha detto la mia alunna di Primo Levi. 

Ci sono libri che respingono perché così ha deciso lo scrittore. Non è il caso di Primo Levi.

Questa mia alunna non era pre-disposta alla lettura, ma non rifiutava gli incontri, anche quelli più difficili, perché sapeva che nessuno l'avrebbe mai giudicata per quello che riusciva a comprendere o no. In classe si leggeva e basta, a volte individualmente, a volte insieme ed ognuno era libero di dire cosa pensava, cosa gli suggeriva un testo, in che cosa trovava difficoltà.  

La stessa difficoltà di quando si incontra qualcuno in carne ossa. Si impara che, per comprendere l'altro, bisogna accettare la fatica, bisogna saper mettersi in cammino ed accettare le salite, accettare che non tutto ci sarà chiaro, sapere che se si saprà persistere, si potrebbero scoprire sempre nuovi orizzonti e qualcosa anche di noi stessi.

Bisogna che i bambini, i ragazzi leggano in libertà, leggano molto, bisogna accettare che i libri che porgiamo loro li possano deludere, possano essere rifiutati, perché pian piano si avvicinino a piccole dosi, sapendo che non è facile trovare un amico, ma quando lo troviamo, lo apprezziamo e impariamo ad ascoltarlo, non lo lasciamo più.

I ragazzi questo lo sanno fare. Bisogna solo prenderli per mano e camminare insieme rispettando il loro passo. La lettura è un'avventura, non è un eserciziario.

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