15/03/16

"Per scrivere un grande romanzo bisogna essere solo un po’ svitati”, John Gardner

Non si può insegnare a scrivere, dicono in molti. Ma è certo che si può insegnare a scrivere meglio, se John Gardner non ha vissuto invano. Lo scrittore-docente per eccellenza, le cui lezioni hanno saputo coltivare un talento “ritardatario” come quello di Raymond Carver, puntualizzava che “però le tecniche letterarie bisogna conoscerle per poterle insegnare”. E, aggiungeva, “la maggior parte degli scrittori che ho incontrato nella mia vita non sa come fa a fare quello che fa. La maggior parte di loro sente di dover tirare fuori qualcosa. Una volta parlando con Malamud, lui mi ha confidato di non essere consapevole del metodo che segue per comporre le cose meravigliose che scrive. Semplicemente continua a scrivere finché non viene fuori quello che ha immaginato. Se questo è il modo in cui uno scrittore lavora, va bene così, non può fare diversamente. A me invece piace mantenere il più possibile il controllo sulla scrittura”. L’approdo? Una narrativa morale, cioè sincera, elaborata attraverso un processo creativo onesto. Un processo “vero, non enfatico”, direbbe David Mamet.
Certe doti, insomma, si possono acquisire. Per altre – quelle che appartengono a una “categoria superiore di romanzieri” – occorrono requisiti umani prima ancora che culturali, ha spiegato l’autore de “L’orco” in quella bibbia dello scrivere che è diventato il suo “On Becoming a Novelist”:
“Appare probabile che alcune persone non riescano in nessun caso ad immedesimarsi nel loro prossimo, o quantomeno a farlo con la fiducia e la chiarezza che ci vuole per essere dei romanzieri del livello di Tolstoj; a tali persone, se vogliono diventare romanzieri, non rimane altro che farsi portavoce della visione personale, idiosincratica. Sono per natura vincolati a un genere di romanzo piuttosto che a un altro.john-gardner-il-mestiere-dello-scrittore
Per essere psicologicamente qualificati ad appartenere a quella che ho definito come categoria superiore di romanzieri, lo scrittore non deve solo essere capace di comprendere le persone diverse da lui, ma deve subirne il fascino. Deve avere sufficiente stima di sé da non sentirsi minacciato dalla diversità, sufficiente calore umano e comprensione, sufficiente interesse per l’imparzialità di cui ha bisogno per apprezzare persone diverse da lui, e infine deve avere, secondo la mia opinione, una sufficiente fiducia nella positività della vita, tale da poter non solo tollerare ma anche celebrare un mondo di diversità, conflitti, contrasti […]. Per scrivere un grande romanzo bisogna essere solo un po’ svitati. Bisogna essere capaci di consentire ai lati più oscuri, più remoti e acuti del proprio essere di prendere in mano le redini del lavoro, di tanto in tanto […]. La stranezza è la sola dote nella narrativa che non si può simulare”.
John Gardner, “Il mestiere dello scrittore” 
(a cura di Giulia Borioni dal sito http://www.storie.it/)

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