12/03/16

Quanto tempo potevi passare guardando l'oceano...

Quanto tempo potevi passare guardando l'oceano, anche se era l'oceano che amavi da quando eri un ragazzo? Per quanto tempo poteva guardare la marea salire e scendere senza ricordare, come avrebbe potuto fare chiunque mentre fantasticava guardando il mare, che la vita gli era stata donata, a lui come a tutti, casualmente, fortuitamente e una volta sola, e non per un motivo conosciuto e conoscibile? [...] Ma quanto tempo poteva passare un uomo ricordando i momenti più belli dell'infanzia? Perché invece non godersi i momenti più belli della vecchiaia? O i momenti più belli della vecchiaia erano proprio questi, la nostalgia per i momenti più belli dell'infanzia, per il sottile singulto che il suo corpo era allora, quando si faceva portare dalle onde [...].» Philip Roth - 

Everyman, Einaudi, 2006 

Amo guardare il mare, non c'è nulla che mi riconcili di più con me stessa. Mi lascio trasportare dalle onde, mi perdo nell'azzurro, inseguo lo scintillio dei raggi del sole che si divertono a giocare con l'acqua. Ascolto il rumore, quella lentezza, quella forza, quel canto che emerge dalla profondità.

Il mare è la vita che si sussegue, è l'onda che compare e scompare, si alza impetuoso e sbatte arrabbiato le sue acque sulla battigia lanciando spruzzi fin dove può arrivare. O dorme cullandosi pian piano, accogliente, luminoso. Mai uguale a se stesso.  

Nel mare mi perdo. Ascolto la mia anima. Il suo silenzio. La sua nostalgia. Il suo rimpianto. La sua gioia. La paura... La lascio andare, uscire da me fino a quando il mio cuore batte tranquillo. In attesa.

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