02/03/16

Quelle due, un un film del '61 sull'omosessualità femminile

Tu eri una cara amica a cui volevo bene: ecco tutto. E non c'è nulla di male in questo. E' più che naturale che io fossi affezionata e te. Ma se ci conosciamo da quando avevamo 17 anni! Io, ho sempre pensato che ...

Ma perché mi stai dicendo tutto questo?

Perché ti voglio bene

Ma certo, ti voglio bene anch'io

Ma... forse ... ti voglio bene come mi accusano di volertene ... non lo so ... Karen ascoltami ! ... Io ti ho voluto bene come loro dicono! C'è sempre stato qualcosa di strano ... sempre, da quando mi ricordo ... ma non ho mai saputo cosa fosse fino a quando lo scandalo non è scoppiato
Marta, Basta! Smettila, con questi discorsi!
Tu hai paura di sentirli, ma io ho anche più paura di te!
Non voglio ascoltarti!
No! Devi sapere tutto. Devo dirtelo, non posso più tenerlo dentro di me. Sono colpevole!
Tu non sei colpevole di niente!
Non ho fatto che ripetermelo. Fin dalla sera che lo sentii dire da quella bambina: sto nel mio letto tutte le notti a pregare che non sia vero, ma ora me ne rendo conto. Esiste! Io non so come, non so perché ... Ma ti ho amata! Io ti amo. Soffrivo dei tuoi progetti di matrimonio, forse perché ti desideravo, forse ti ho desiderato per tutti questi anni. Era una cosa a cui non sapevo dare un nome, ma forse è esistita fin da quando ti ho conosciuta
Ma, non è la verità. Non c'è una parola di vero. Non ci siamo mai volute bene in quel modo.
No ... certamente tu no. Ma chi ti dice che io non l'abbia fatto? Non ho mai provato nulla di simile per altri al di fuori di te. Non ho mai amato un uomo. Non sapevo il perchè, prima. Forse è per questo ...
Marta, tu sei stanca, sei esaurita!
E' buffo: è tutto confuso. Hai qualcosa dentro di te e non fai niente per capirlo perché non sai nemmeno che esiste e poi a un tratto, una sera, una ragazzina è offesa e dice una bugia, ed ecco per la prima volta te ne accorgi e dici a te stessa: se ne è accorta, lei l'avrà intuito.
Ma poteva essere qualsiasi altra bugia : cercava una scusa per ...
Ma perché questa?! Proprio la bugia con un po’ di verità! Non capisci? Non sopporto il contatto della tua mano! Non sopporto che tu mi guardi in faccia!
Questo uno dei dialoghi del film "Quelle due" del  1961  tratto da "La calunnia" (The Children's Hour), la prima piéce teatrale di successo scritto da Lillian Helmann: in questo lavoro condanna il perbenismo borghese affrontando un tema per l'epoca scabroso, l'omosessualità femminile.
La storia parla di due amiche che portano avanti una scuola privata con passione e dedizione. Una falsa accusa di una bambina che accusa le due insegnanti di essere amanti è sufficiente per portare alla luce verità latenti e mai espresse, e per spezzare il fragile equilibrio di una vita soffocata da norme sociali rigidamente fissate da una discutibile moralità. 

Il film ebbe due versioni, nella prima del 1936, La calunnia, il produttore Sam Goldwin aveva imposto il lieto fine per evitare la severa censura in USA per cui era proibito anche solo accennare a problematiche gay, mentre la seconda seguirà l’inevitabile compimento di un destino tragico.

In questo dialogo c’è davvero tutto e la bravura delle due attrici (Audrey Hepburn e Shirley MacLaine), è davvero straordinaria. Ci sono i pensieri di una ragazzina che sente dentro di sé qualcosa che non vuole accettare, che non sa riconoscere anche se inconsciamente sente che qualcosa è diverso in lei; c’è il tentativo di tenere tutto sotto controllo e di condurre una vita  “normalmente accettabile”, c’è il dramma della scoperta della realtà che da quel momento non potrà più essere nascosta a se stessa e alla persona amata in una società pronta a stigmatizzare e a mettere all'angolo chi, essendo omosessuale, è considerato “peccatore” e quindi da bandire dalla società in quanto "individuo pericoloso". Quando la società emette una condanna, chi è condannato può finire con l'auto punirsi: a volte la condanna sociale può equivalere ad una sentenza di morte.

Finalmente Marta scopre di essere omosessuale e trova il coraggio di dichiararlo, ma gli altri, "quegli altri" che decidono cosa deve essere o cosa no, rendono la sua vita un inferno. Diventa un tale inferno che alla vita si sceglie la morte. Così succedeva e così purtroppo a volte succede ancora soprattutto tra i giovanissimi.


L’epilogo della storia non sarà quindi a lieto fine. Marta non reggerà. Oltre a soffrire per se stessa, non si perdona di aver rovinato la vita dell’amica.


Karen seppellisce l’amica e poi con la testa alta se ne va. 
Quante vite spezzate o represse ha contato la storia sotto questo moralismo gretto, ipocrita, capace di fare così tanto male.
Un film terribilmente vero e  ancora tristemente di attualità anche se, sicuramente dei passi avanti rispetto a quei tempi sono stati fatti proprio dai protagonisti di queste storie. 

Quanta ipocrisia nelle lotte di questi ultimi giorni per i diritti sacrosanti di chi esprime la propria sessualità e rivendica il diritto alla vita come tutti gli altri.

Questa ipocrisia della Chiesa è messa a nudo se andiamo a vedere il film premo Oscar di quest'anno Spotlight, che racconta l’inchiesta dei giornalisti del Boston Globe sui preti pedofili negli Stati Uniti. 
Il caso Spotlight racconta la storia del team di giornalisti investigativi del Boston Globe soprannominato Spotlight, che nel 2002 ha sconvolto la città con le sue rivelazioni ’insabbiamento pluridecennale  da parte della Chiesa Cattolica degli abusi sessuali commessi su minori da oltre 70 sacerdoti locali, in un'inchiesta premiata col Premio Pulitzer. 

Una chiesa intollerante verso l'amore di due dello stesso sesso che per monolitismi anni ha segnato il destino di molti giovani e donne e uomini e poi passa sotto silenzio uno dei delitti più infamanti: l'abusare  bambini da parte di alcuni sacerdoti a cui questi bambini, il più delle volte di famiglie povere, si affidano. 

1 commento:

  1. Bellossimo (bellissimo? interessante, vero, autentico). Grazie

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