18/04/16

Il labirinto simbolo della perplessità secondo Borges

«Il labirinto mi ha sempre attirato. Quando parlo del labirinto penso naturalmente alle “carceri d’invenzione” di Piranesi che sono dei veri labirinti. Penso ai labirinti onirici di Quincey, talvolta penso anche Kafka. 
Il caso di Kafka è strano, perché egli evita sempre la parola labirinto. Tuttavia, anche se la parola non figura nei suoi libri, il labirinto è pur sempre lì. A proposito del labirinto, non bisogna pensare solo alle stampe del passato, ai ricordi della mitologia greca, a Dedalo, a Joyce, a Quincey, ai Paradisi artificiali di Baudelaire. 
Occorre anche pensare che il labirinto è il simbolo più evidente, più inevitabile della perplessità. Per tutta la vita, non ho mai smesso di essere perplesso davanti all'universo. Allora nel labirinto ho trovato il simbolo della mia perplessità, specie di fronte a quello che per me è il problema filosofico fondamentale, vale a dire il problema del tempo e dell’identità personale. Se lo risolvessimo, sapremmo tutto.
Ma sarebbe un peccato, perché ciò significherebbe la morte della metafisica e della filosofia. Non ho scelto il labirinto per il suo carattere pittoresco o perché sia bello immaginare la pianta di un labirinto. L’ ho scelto perché per me è una necessità». Jorge
Luis Borges

1 commento:

  1. Già. Tempo e Identità personale. Intere vite costruite su questo mistero, intere carriere di artisti, filosofia. Tutto questo ci appartiene profondamente. L'essenza stessa dell'uomo.
    Molto bello.

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