11/04/16

La valigia di Irène Némirovsky (2)

Una valigia può contenere molte cose. Ma la valigia che le figlie di Irène Némirovsky, Denise ed Elisabeth, si porteranno dietro dopo la morte dei loro genitori conteneva qualcosa di molto prezioso: un manoscritto e gli appunti della mamma. Era la valigia che il marito disperato aveva consegnato alla figlia perché la conservasse gelosamente quando era stato anche lui arrestato. Il padre che tanto aveva sperato nel ritorno della moglie e che non si era reso conto che “arresto e deportazione” volevano dire “morte”. Il padre che aveva chiesto di poter prendere il posto di sua moglie nel campo di lavoro perché lei era cagionevole di salute. Subito dopo era stato arrestato.
E volevano arrestare anche Denise che verrà salvata dalla maestra: la nasconderà nello spazio tra il suo letto e il muro.
Le sorelle affidate alla nutrice, trascorrono l’ultimo periodo della guerra sempre in fuga, inseguite dalla polizia francese più che dai nazisti e saranno sempre protette da persone che si prenderanno cura di loro: due bambine ebree, orfane e malate, rifugiate in cantine e soffitte e convitti. Verranno, invece, rifiutate dalla nonna che le caccia urlando: se i loro genitori erano morti per loro c'era l’orfanotrofio.

Denise ed Elisabeth sopravviveranno alla guerra e per tutto questo periodo non abbandoneranno mai la valigia e la custodiranno con amore e dedizione, senza avere però il coraggio di leggere nulla: “Aspettavo – racconta Denise - che la proprietaria della valigia tornasse a leggere il suo manoscritto di persona. Non sapevo ancora che non sarebbe sopravvissuta. E’ un po’ come quando non si apre la posta il cui destinatario è assente, non ti appartiene e non la leggi. Così per me era la valigia. Il mio compito era solo conservarla”.
Per molto tempo, anche dopo la liberazione, le due sorelle continuano a sperare nel ritorno dei genitori. Anche quando la guerra finisce, continuano a recarsi sui marciapiedi dei treni con un cartello in mano con il loro nome, ma da quei treni vedono scendere uomini e donne solo più ombre di se stessi: “è stata un’esperienza terribile” dice Denise “pian piano abbiamo capito che i nostri genitori non sarebbero mai scesi da quei convogli”.

Denise continuerà a non leggere il manoscritto. Troverà solo il coraggio di prendere tra le mani il quaderno, ma, senza leggerlo, lo accarezza.
Quel quaderno è tutto ciò che le rimane di sua madre. Non sa che si tratta di un romanzo, quelle

pagine lasciate dalla madre sono l'eredità più preziosa della sua famiglia, il dono più grande che sua madre potesse farle. Lo tiene sul suo comodino per molto tempo, quasi sessanta anni.
Il quaderno e i ricordi le fanno compagnia.

Poi finalmente si sente pronta e inizia a leggerlo.
"Lo feci - ha detto Denise - solo quando i miei figli furono abbastanza grandi da reggere la vista di una madre che affrontava il suo dolore più grande".

La scrittura della madre è fitta e minuscola, questo per risparmiare spazio, perché carta e inchiostro scarseggiavano. Doveva fare in fretta la mamma a scrivere, perché tempo non ce n'era quasi più e presagiva che presto tutto sarebbe precipitato.

Denise, per decifrare la scrittura della mamma, deve utilizzare una lente d'ingrandimento.
Pian piano trascrive a mano il contenuto del quaderno. E rivela in un’intervista a Farenheit che non si era resa conto che era un romanzo: “avevo letto delle frasi e parlava di persone che conoscevo, parlava di paesaggi e parlava di luoghi che avevo conosciuto. Per me erano ricordi, un libro affettivo”.
Dedica, però, a questo lavoro ben due anni, due anni di intensa emozione, spesso chiude il quaderno e lo ripone nell'armadio: luoghi e persone che la madre descrive sono conosciuti e la maggior parte delle persone sono morte. Poi si rende conto che non si tratta di un diario intimo, ma di un’opera straordinaria in cui la Francia viene raccontata così come appariva agli occhi della mamma in quei giorni terribili dell’invasione tedesca.
Esattamente sessanta anni dopo, le pagine trascritte della madre verranno pubblicate.
La stessa Denise racconta in un'intervista:
"Il fatto stesso di aver deciso prima di leggere e poi di pubblicare Suite francese, mi ha fatto pensare che forse io ero sopravvissuta e addirittura diventata vecchia proprio per questo: per far conoscere le parole di mia madre, perché tutti leggessero quanto lei aveva scritto in quel momento terribile. Non ho ritrovato mia madre, ma credo di poter dire che ho ritrovato la sua epoca, tutte le persone che le stavano intorno. Forse il suo romanzo non mi dice nulla di lei che non avessi già conosciuto da bambina, ma certo mi racconta della sua voglia di vivere ad ogni costo, malgrado il momento terribile in cui lei stava scrivendo quelle pagine... della sua incredibile passione per la scrittura, al punto di non preoccuparsi di quanto le stava per accadere, e di cui era però pienamente cosciente, per portare a termine il suo romanzo"
E' davvero commovente vedere la foto di una pagina del suo quaderno, dove scriveva il testo del Manoscritto-romanzo e a fronte le sue riflessioni e i suoi pensieri: sembra di osservarla mentre scrive e ci sembra di capire quanto per lei fosse importante in quel momento raccontare ciò che stava succedendo, ciò che aveva visto e vissuto. Intorno a lei stava divampando l’incendio.
Denise racconta: “Ora che il libro è uscito, mi sento più leggera, ma la coscienza universale è più pesante. Quando si parla di guerra, si mette l’accento sugli eroi. Ma non ci sono eroi, nella guerra c’è tanta gente comune, tanta vigliaccheria e tanto egoismo. La Francia di quel periodo mi appare come una persiana chiusa dietro la quale si guarda fuori cosa succede senza avere il coraggio di intervenire”
La madre nei suoi appunti aveva scritto: 
“Ci abitua a tutto, a tutto quello che succede nella zona occupata: i massacri, la persecuzione, il saccheggio organizzato sono come frecce che si configgono nel fango!... nel fango dei cuori Vogliono farci credere che siamo in un’epoca comunitaria in cui l’individuo deve soccombere affinché viva la società e non vogliono vedere che quella che soccombe è la società affinché vivano i tiranni”.
Questo splendido libro verrà alla luce solo dopo sessat’anni ed è interessante sapere il perché.
una donna a Parigi raccoglieva le sue cose e i suoi pensieri. Questa è la lunga premessa per capire che cosa si ha davanti quando si sfoglia questo libro e quanto è costato. Si intitola Suite francese (tr. it. L. Frausin Guarino, Adelphi, 19), è composto da due romanzi e un appendice con tutti gli appunti che Irène non è riuscita a inserire che raccontano tutto quello che stava accadendo davanti agli occhi della scrittrice.
Merita visitare questo sito dove si possono sfogliare virtualmente le pagine del diario.

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