03/04/16

Lewis W. Hine e lo sfruttamento minorile ieri e oggi



"Due sono le cose che volevo fare: mostrare ciò che andava corretto e volevo mostrare ciò di cui era necessario rendersi conto"
Lewis  Wickes Hine

In queste due fotografie possiamo vedere due bambine che lavorano in una fabbrica tessile in America in due momenti: in uno la bambina lavora alla macchina, nell'altra si incanta a guardare fuori dalla finestra un mondo che non le appartiene. 
Sono due foto che non possono non colpire. Non c'è bisogno di parole per descrivere, parlano da sole.
Tutti i bambini hanno gli stessi bisogni, gli stessi desideri: ad alcuni vengono negati, invece, i più elementari diritti, mentre altri vivono nell'agiatezza protetti e coccolati (a volte in modo eccessivo).
Dovremmo sentire nella nostra mente cosa hanno da raccontarci queste due bambine, ascoltare la loro voce, fare nostri i loro desideri e metterci in movimento perché questo non accada mai più, come ha fatto il fotografo Lewis Wickes Hine in America nei primi decenni del '900. 
Il fotografo, infatti, sperava con i suoi scatti  di mostrare a chi era più fortunato, a chi guardava solo il suo benessere, la situazione disumana in cui moltissimi uomini, donne e soprattutto bambini erano costretti a vivere.
Sperava con le sue fotografie di suscitare sdegno e di smuovere l’opinione pubblica, di dimostrare come il benessere di tanti fosse basato sullo sfruttamento dei più umili e dei più diseredati.
Non erano gli anni quelli della Grande Depressione e della povertà diffusa, ma quelli della ricca America dell’est  del ventesimo secolo, quelli della grande espansione economica costruita, però, al prezzo di enormi squilibri sociali.
L’America, la nazione che aveva promesso a tutti di essere il paese delle opportunità, aveva smentito la sua vocazione iniziale.
E' proprio questo mondo di promesse tradite e di aspettative disattese che Hine cercò di mostrare, documentandolo in tutta la sua crudezza ed il suo squallore.
Si può senz'altro far riferimento al suo lavoro come al primo esempio di photo story: egli stesso definiva le sue immagini delle "fotointerpretazioni" e le pubblicava come dei "documenti umani".

La Biblioteca del Congresso, la biblioteca nazionale degli Stati Uniti a Washington, conserva più di cinquemila fotografie di Hine, scattate tra il 1906 e il 1918.  Sul retro di ogni sviluppo fotografico, si ritrovano le annotazioni di Hine prendeva prese dopo lo scatto sul suo taccuino. Queste annotazioni le ricopiava sulla stampa per ricordare le storie dei soggetti. Nelle didascalie ritroviamo i nomi dei bambini ritratti, le loro età, qualche commento. 

Nel 1907, divenne il fotografo della National Child Labor Committee (NCLC). 
Per dieci anni viaggia lungo gli Stati Uniti, documentando le condizioni di lavoro dei minori in fabbriche, miniere e aziende agricole. È un impegno spesso rischioso: l’immoralità del lavoro minorile deve essere necessariamente tenuta nascosta all’opinione pubblica.
Per entrare nei luoghi di lavoro, Hine è a volte costretto ad assumere false identità e così si finge fotografo industriale, assicuratore, venditore di Bibbie.

Tra il 1906 e il 1908, fu fotografo freelance per The Survey, una rivista di promozione di riforme sociali, scattando immagini che dimostrassero la crudeltà delle condizioni di lavoratori bambini.

Stando ad un’inchiesta del governo del 1907, Hine sapeva che 1.750.178 bambini tra i 10 e i 15 anni erano costretti a lavorare, a orari e condizioni impensabili per noi, per riuscire a soddisfare la forza lavoro che il boom economico richiedeva, e per aiutare le proprie famiglie rurali o operaie a sfamarsi. Spesso, difatti, erano i genitori stessi a falsificare i documenti dei figli per necessità per farli risultare più grandi e mandarli a lavoro prima.
Secondo le statistiche ufficiali nel North Carolina, South Carolina e Georgia, il 50% della forza lavoro era costituita da bambini di 10 anni, la maggior parte impiegati nei filatoi di cotone, settore con il peggior sfruttamento minorile, stando alla rivista Solidary, organo ufficiale della cassa degli Stati Uniti d’America per il lavoro, la malattia e la morte.
“Quello che l’economia risparmia ora, la società lo ripagherà poi in misura mille volte maggiore” commentò all'epoca il fotografo di fronte a questi dati sconvolgenti.
Il 6 luglio del 1909, nella fattoria Jenkins vicino a Baltimora, Hine fotografa Laura Petty, una raccoglitrice di bacche: ha solo 6 anni. La piccola è ritratta in mezzo a un campo di piante basse. L’obiettivo è alla stessa altezza del soggetto, il fotografo si è inginocchiato per riprenderla. La bambina sembra vestita a festa, ma il vestito è ormai consumato per le ore di lavoro, i piedi nudi, guarda l'obiettivo e sorride al fotografo che la riprende. Lei indossa il vestito della festa consunto dalle ore di lavoro. 
Nei suoi appunti Hine segna accanto al nome e all’età della bimba: 
"Ho appena iniziato. Ieri ne ho raccolti due scatole”, 2 centesimi a scatola"
Forte della rabbia che prova nel vedere questi bambini e della sua determinazione a toccare l'opinione pubblica scriverà:
«Forse siete stufi di immagini di lavoro minorile. Bene, lo siamo tutti. Ma noi ci proponiamo di rendere voi e tutto il Paese così a disagio di fronte a questa faccenda, che quando arriverà il tempo dell’azione, le immagini del lavoro minorile saranno soltanto una testimonianza del passato». 
Nel Child Labor Bulletin del 1914, Hine scrive: 
“Per molti anni ho seguito il corteo di bambini lavoratori serpeggiare tra un migliaio di centri industriali, dalle fabbriche di conserve alimentari del Maine ai campi del Texas. Ho ascoltato le loro tragiche storie, visto le loro vite paralizzate e i loro sterili sforzi nel gioco dell’industria dove tutto è  contro di loro. Vorrei potervi dare almeno una visione panoramica della mia variegata esperienza”.
Gli storici sono concordi nel pensare che il lavoro di Hine ha avuto un ruolo decisivo nel dibattito che, nel 1916, porta all'approvazione della National Child Labor Law, la legge americana che limitava il lavoro dei minorenni. 
contro di loro. Vorrei potervi dare almeno una visione panoramica della mia variegata esperienza”.
Abbiamo rivisto queste foto in diverse città dell'Italia, ne abbiamo viste altre di altre fotografi. Sappiamo che ancora molti bambini lavorano nel mondo, ma anche in Italia e ancora in America.

Secondo i dati messi in circolazione dal dossier di Save The Children Italia “Piccoli schiavi invisibili. I volti della tratta e dello sfruttamento”, sono almeno 28.000 minori attualmente a rischio di sfruttamento in Italia. Un fenomeno complesso da analizzare perché prevalentemente sommerso. Secondo l’ILO (International Labour Organization) sono oggi 20,9 milioni le persone vittime di lavoro forzato nel mondo, di queste 5,5 milioni sono minori. Tra il 2007 e il 2010 la percentuale di minori vittime di tratta è complessivamente cresciuta del 27%. E ovviamente la crisi gioca la propria parte.
Negli Stati Uniti ci sono bambini ed adolescenti esposti alla nicotina, ai pesticidi e al caldo estremo lavorano 10, anche 16 ore al giorno. E poi i traumi inevitabili, come il vomito, la nausea, la perdita dell'appetito, il mal di testa, l'insonnia, le vertigini. Tutti sintomi compatibili con avvelenamento da nicotina acuta. Tutto questo accade in quattro Stati, quelli dove viene coltivato il 90 per cento del tabacco dell'intero Paese: North Carolina, Kentucky, Tennessee e Virginia.(Fonte La Repubblica).

Quindi la guerra contro lo sfruttamento giovanile è ben lontano dall'essere finita. Eppure non se ne parla molto, ed invece dovrebbe essere una nostra priorità.

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