08/04/16

Costruire insieme una vera cultura della diversità...


Se ne parla ormai molto meno. Negli anni '70 ci sono stati tanti dibattiti, lotte perché entrassero nelle scuole normali, insieme a tutti i ragazzi e bambini, perché uscissero dalle scuole differenziali o speciali o addirittura da istituti dove venivano per lo più  segregati. Tanti giovani si impegnavano per conquistare il diritto di ogni bambino, ragazzo, adulto ad una vita degna di questo nome. E c'era un grande entusiasmo, ma anche una forte opposizione da chi voleva separati il mondo dei cosiddetti "normali", da quello di chi considerato "normale" non era.
E in tanti abbiamo scoperto quante potenzialità si nascondessero dentro di loro, quanta vita, quanti valori.
Ora sono nate tante associazioni che si occupano di loro, ma non c'è più quella spinta, quell'attenzione che ci aiuterebbe a capire meglio di cosa hanno veramente bisogno. E soprattutto al di là della scuola, dove vengono iscritti, ma non sempre davvero inclusi, c'è molto poco.
Un simbolo tra i tanti: le barriere architettoniche che ancora sono presenti nelle nostre città, o le barriere che creano, non bastassero quelle che ci sono già, i cittadini stessi posteggiando sulle strisce pedonali, in doppia file, chiudendo percorsi e quindi precludendo a molti di uscire con la propria carrozzella. Ma le barriere architettoniche sono solo un simbolo delle tante tantissime barriere psicologiche nelle nostre menti e nei nostri cuori.
Parlo delle persone con problemi fisici, psichici o intellettivi che comunque ancora oggi in qualche modo vivono in un mondo a parte. 

Manca ancora una vera cultura della diversità. Bisogna, invece parlarne, parlare alla gente che non sa ancora, far comprendere loro che questi bambini, questi ragazzi, questi adulti chiedono di vivere una vita normale in mezzo ai "normali", che hanno delle potenzialità inespresse, che bisogna dar loro delle opportunità e degli spazi in cui possano esprimersi.

Ieri Claudia ha presentato il suo libro di fumetti che ho già presentato qui in questo blog, da Paola e Giorgio proprietari di "Mirottica", un negozio d'ottica, a Torino e l'incontro che c'è stato mi è piaciuto molto.
A parlare non erano i cosiddetti "esperti", ma Pia Allara, una mamma, che insieme ad altri ha fondato un'associazione l'Ancora e la psicoterapeuta Daniela Dallorto che segue questi ragazzi dedicando spesso a loro ben più del tempo previsto, non solo per fare "terapie", ma per creare e offrire spazi dove questi ragazzi possano esprimere le loro potenzialità, ben conscia che, se è importante la cura, lo è altrettanto o di più la qualità della vita. L'associazione L'Ancora e quella di cui è presidente Daniela Dallorto (Punto Diapason) lavorano in stretta collaborazione.

Claudia, come artista collaboratrice da tempo di queste due associazioni, ha trasformato in fumetto l'esperienza di laboratorio fatta con i suoi ragazzi in questi ultimi anni facendo vedere quante capacità essi hanno messo in campo per fare "i loro fumetti" che verranno presto raccolti in un altro libro.
Da precisare che il guadagno della vendita servirà a continuare il laboratorio visto i tagli degli ultimi tempi!

Oliver  Sacks  diceva: «Si può vedere una persona come irrimediabilmente menomata o così ricca di promesse e di potenzialità» (Sacks, 1986).

Ora noi sappiamo che questi ragazzi vogliono vivere in mezzo a tutti gli altri, eppure ci sono ancora molti che vogliono innalzare barriere con cui separare chi è più debole, da chi è considerato normale. 
Sappiamo quindi che bisogna ancora lavorare molto perché la gente impari a riconoscere a questi ragazzi il diritto ad un’esistenza degna di questo nome, perché impari a vedere la bellezza che c'è in ognuno di loro e accetti di farli entrare nella propria vita e quotidianità.

Una volta un ragazzo, mio amico, mi ha detto che non sopporta quelli che emarginano i ragazzi con problemi, che, quando vede maltrattare uno di loro, gli viene da picchiare. Io gli ho chiesto se nel suo gruppo c'era mai stato un ragazzo con problemi, lui sinceramente mi ha risposto di no. "Allora, gli ho ribattuto: "invece di picchiare gli altri, avvicina uno di questi ragazzi e cerca la sua amicizia"

Questo avviene ancora poco, troppo poco. Eppure chi è portatore di un handicap non ha bisogno diversi dai nostri: stare in mezzo agli altri, essere accettati e valorizzati per quello che sono, avere degli amici da cui ricevere e dare affetto è anche per loro una priorità. 

Dobbiamo fare tanti incontri come quello di ieri, non mollare. Piccoli incontri con gente che ha voglia di mettersi in gioco, per informare, per discutere, per parlare delle nostre esperienze e anche delle nostre resistenze e paure.
Incontrare la fragilità dell'altro vuol dire incontrare la nostra. Forse ne abbiamo paura, ma sicuramente nel tempo capiremo che solo accettando la fragilità in noi e fuori di noi si potrà pensare ad un mondo completamente diverso in cui in fondo nessuno sta veramente bene.
"Perché a proposito dei disabili lo sguardo tarda a cambiare? E' un cambiamento epocale quello che viene richiesto, perché concerne l'idea stessa di umanità"
Julia Kristeva
Grazie, Paola e Giorgio, perché non è comune che delle persone che hanno un'attività commerciali aprano il loro negozio, trasformino lo spazio in un luogo di incontro e di confronto,  perché non è comune incontrare persone con tanta sensibilità. Grazie davvero a loro e a tutti quelli che hanno accettato di partecipare. 
Grazie Manuela che ci ha offerto la sua professionalità (a titolo gratuito) per leggere brani inerenti questi problemi dopo una giornata di fitti impegni lavorativi.

1 commento:

  1. Penso si sia trattato di un'esperienza davvero stimolante, di crescita personale e collettiva. E' vero, si parla molto meno che nel passato di questi problemi, e si fa molto meno, con minor senso di accoglienza e con minor entusiasmo. Tutti troppo presi dai problemi personali, dalla vita che va troppo di corsa, tutti un po' schiavi della rassegnazione.
    Grazie, Emilia, perché spesso ci dai delle scosse e ci spingi a rivedere le nostre posizioni fin troppo radicate.
    Piera

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