28/04/16

Olive Kitteridge di Elisabeth Strout


Il libro Olive Kitteridge di Elisabeth Strout è ambientato nella cittadina di Crosby, nello stato del Maine, proprio sulle sponde dell’Atlantico. 
E’ costituito da una serie di racconti che però sono legati l’uno all’altro e la figura che li attraversa tutti è Olive Kitteridge, anziana insegnante di matematica della junior high school.
Nella cittadina di Crosby si conoscono praticamente tutti e Olive, moglie del flemmatico Henry, madre dell’unico figlio Christopher, ex insegnante di quasi tutti i ragazzi del paese, è il personaggio principale, ma intorno a lei vediamo avvicendarsi una serie di personaggi e di storie che ci offrono un affresco dell’America minore, all’indomani dell’11 settembre, sotto la presidenza Bush.

Il libro è un affresco in cui la Strout dipinge con poche pennellate la vita che si svolge in quelle piccole cittadine americane lontane dalle grandi metropoli come New York. Tanti personaggi, tante storie una intrecciata all'altra in  cui nulla sembra mai accadere di rilevante e la noia sembra il sentimento dominante.
Olive Kitteridge osserva la vita che scorre, è legata in qualche modo ai personaggi che in ogni capitolo si susseguono, a volte il legame è più stretto, a volte meno, ma come succede nei paesi ognuno entra nella vita dell’altro anche solo di striscio. 

Il romanzo tratta i temi cari alla Strout: la ricerca della propria identità, il desiderio di sentimenti autentici, la vita familiare e i rapporti sociali e professionali. 
La scrittrice entra nell’animo della sua protagonista che pur sotto il suo aspetto burbero e volte cinico, nasconde la paura dello scorrere inesorabile del tempo, sente l'infelicità della solitudine o della malattia, l'angoscia della morte e, naturalmente, la tensione struggente verso l'amore, declinato in tutte le sue forme. 

Ma più di tutto emerge la difficoltà dei rapporti con gli altri, anche con chi ti è più vicino, l’incapacità di dar voce ai propri sentimenti che sembrano nascosti nel più profondo anfratto dell’animo. Vive con il marito Henry, farmacista del paese, un uomo dolce e gentile, che rincorre l’amore, quello che la moglie non gli ha saputo dare, senza peraltro mai tradirla se non con l’immaginazione.

Eppure Olive, nella sua rudezza e sincerità estrema, ha un grande intuito che la porta spesso ad intervenire in situazioni difficili, che le fa cogliere aspetti della vita che altri non colgono.
Sa cogliere i campanelli di allarme ed è per questo che riesce a salvare un suo ex-allievo che voleva togliersi la vita e che invece finirà grazie a lei per salvare una ragazza che stava affogando, aiutandolo a ritrovare il senso della vita :
“La stretta di lei era così salda: Kevin non avrebbe mai immaginato che con quelle braccia sottili fosse capace di stringerlo così forte. (…) Guardala, come vuol vivere, guarda come tiene duro”.
Alla fine, sì, si tiene duro. Si resiste, anche quando la vita sembra remare contro, e un giorno, quando meno te l’aspetti possono capitare cose impreviste, puoi trovare quel coraggio che mai avresti pensato di avere. Forse troppo tardi, ma succede, come alla pianista del bar che un giorno lascia l’amante:
“… Ebbe l’impressione di aver capito qualcosa tropo tardi, e che probabilmente era così che funzionava la vita: si capivano sempre le cose quando era troppo tardi”.
Ma è l’incomunicabilità il tema principale. Tra abitanti di Crosby tutto rimane sottotraccia, non detto ma taciuto. Così anche nei rapporti famigliari: tra Olive e il marito, tra Olive e il figlio. Ma il rapporto più difficile è con il figlio con cui Olive non riesce a parlare e che sposa una donna che a lei non piace. 
E’ un romanzo a tratti divertente, ironico, malinconico e tragico, ma è soprattutto umano. Vero. Tutti i suoi personaggi sono autentici. Una storia che si dipana nel corso di 3 decenni. 
Olive ha paura della vecchiaia, suo marito è colpito da un ictus e non la riconosce più e lei si sente:
“Una donna anziana e spaventata, ecco quello che è; in quesi giorni sa solo che quando il sole cala è ora di andare a dormire. La gente ce la fa: Olive non ne è sicura.”
Ogni piccolo evento della vita quotidiana, Strout lo fa diventare un momento importante e irripetibile, traccia la storie di vite “normali” con le loro ansie, le loro difficoltà, i loro momenti luminosi. 
L'amore è importante nel racconto, è descritto nella sua selvaggia carica sensuale, capace di travolgere a tutte le età. Ma è anche l’amore costruito giorno per giorno attraverso piccoli gesti, litigi e riconciliazioni. 
Olive, con le sue intemperanze e la sua apparente sicurezza è una donna sola e fragile, nessuno riesce a capirla veramente anche perché lei si nasconde al mondo. La malattia e poi la morte del marito, la rottura con il figlio che deve essere lasciato andare le darà un dolore profondo, ma troverà nello stesso tempo una sua saggezza che la cambierà e forse le farà trovare un po’ di pace e perché no anche l'amore.

In un'intervista la Strout dichiara che la madre, che oggi ha 81 anni, è stata la sua musa:
«Quando verso i quattro anni cominciai a scrivere, mamma, che avrebbe voluto essere una scrittrice ma era un' insegnante di inglese, mi comprò un quadernino e mi disse di annotarvi i miei pensieri, cosa che facevo puntualmente ogni giorno. Da allora non ho più smesso». Più tardi, fu sempre lei ad insegnarle la regola d' oro di ogni scrittore. «Quando lessi Piume di piccione di Updike rimasi colpita dal tono molto critico nei confronti di sua madre. "La mamma di Updike si sentirà in imbarazzo a leggere queste cose", dissi a mia madre, che senza batter ciglio mi rispose: "No! Lei sa benissimo che suo figlio è uno scrittore e certe cose non le può evitare". Mi spiegò che la paura di esporsi impedisce alle persone di lasciarsi andare, anche nella fiction. Quelle parole m' insegnarono una lezione preziosissima».
Lei ama scrivere e la solitudine e dice:
«Essere uno scrittore implica una ricerca solitaria e meditativa. Richiede un voto di solitudine e molta concentrazione, quasi uno stato di trance. Al contrario, gli autori escono allo scoperto e si presentano al pubblico, si esibiscono come istrioni. Io vorrei continuare ad essere una scrittrice»

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