26/04/16

Pasolini e la madre


In uno scritto a macchina, trovato postumo fra le sue carte, Pier Paolo Pasolini ha scritto rivolgendosi alla mamma:
“Ogni volta che mi chiedono di raccontare qualcosa su mia madre, di ricordare qualcosa di lei, è sempre la stessa immagine che mi viene in mente.
Siamo a Sacile, nella primavera del 1929 o del 1931, mia mamma e io camminiamo per il sentiero di un prato abbastanza fuori dal paese; siamo soli, completamente soli. Intorno a noi ci sono i cespugli appena ingemmati, ma con l’aspetto ancora invernale; anche gli alberi sono nudi, e, attraverso le distese dei tronchi neri, si intravedono in fondo le montagne azzurre. Ma le primule sono già nate. Le prode dei fossi ne sono piene.
Ciò mi dà una gioia infinita che anche adesso, mentre ne parlo, mi soffoca. Stringo forte il braccio di mia madre (cammino infatti a braccetto con lei) e affondo la guancia nella povera pelliccia che essa indossa: in quella pelliccia sento il profumo della primavera, un miscuglio di gelo e di tepore, di fango odoroso e di fiori ancora inodori, di casa e di campagna. Questo odore della povera pelliccia di mia madre è l’odore della mia vita”.
da Enzo Siciliano, Vita di Pasolini

Quando penso a mia mamma, i ricordi sono legati a momenti particolari, quelli che mi hanno più legato a lei, quelli che mi hanno dato la consapevolezza che lei c'era, ed era lì anche per me. Sono momenti distanti l'uno dall'altro che non conoscono cronologia, a meno che non ne esista una del cuore che nulla ha a che fare con quella del tempo.
Il tempo, infatti, con le sue scansioni, scompare e rimane piuttosto uno spazio intimo, a volte indicibile, fatto di sensazioni.
Ricordo quando andavamo a fare la spesa insieme, le tenevo la mano: non era "una presa", ma un passaggio di energia, se posso chiamarla così. Calore forse? E ricordo che cercavamo d'inverno il negozio che ad un certo punto dell'anno aveva i broccoli. Piacevano tanto a mio padre, erano una verdura del sud e non si trovava ovunque. 
Ricordo quando mi  infilava tra le braccia una matassa di lana per renderla a gomitolo, era un momento di complicità femminile. Toccava a me aiutarla, ed io, che non amavo molto star ferma, mi prestavo volentieri.
Ovunque andasse mi portava con sé. Allora non esistevano le baby sitter, e questa vita "insieme" mi trasmetteva più di ogni discorso. 
E poi, il momento magico, quando ero già a letto a dormire e lei, che andava a dormire tardi, passava da me per rimboccarmi le coperte e darmi un bacio sulla fronte. 
E ho ancora presente il suo profumo, il contatto della sua pelle, il suo respiro quando mi prendeva in braccio e mi accoccolavo su di lei. 
Non importa se tante volte abbiamo poi discusso e non sempre lei abbia approvato le mie scelte. Io potevo farle perché da piccola mi ha dato quella sicurezza di cui ha bisogno ogni bambino per poi tagliare il cordone ombelicale. Grazie, mamma.

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