21/04/16

Uno scrittore deve saper celebrare un mondo di diversità, conflitti, contrasti

“Appare probabile che alcune persone non riescano in nessun caso ad immedesimarsi nel loro prossimo, o quantomeno a farlo con la fiducia e la chiarezza che ci vuole per essere dei romanzieri del livello di Tolstoj; a tali persone, se vogliono diventare romanzieri, non rimane altro che farsi portavoce della visione personale, idiosincratica. Sono per natura vincolati a un genere di romanzo piuttosto che a un altro.
Per essere psicologicamente qualificati ad appartenere a quella che ho definito come categoria superiore di romanzieri, lo scrittore non deve solo essere capace di comprendere le persone diverse da lui, ma deve subirne il fascino.
Deve avere sufficiente stima di sé da non sentirsi minacciato dalla diversità, sufficiente calore umano e comprensione, sufficiente interesse per l’imparzialità di cui ha bisogno per apprezzare persone diverse da lui, e infine deve avere, secondo la mia opinione, una sufficiente fiducia nella positività della vita, tale da poter non solo tollerare ma anche celebrare un mondo di diversità, conflitti, contrasti […].
Per scrivere un grande romanzo bisogna essere solo un po’ svitati. Bisogna essere capaci di consentire ai lati più oscuri, più remoti e acuti del proprio essere di prendere in mano le redini del lavoro, di tanto in tanto […]. La stranezza è la sola dote nella narrativa che non si può simulare”.
John Gardner, “Il mestiere dello scrittore”

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