04/05/16

Amour

Amour di Michael Haneke è un film straordinario e disperato. E' il tema della vecchiaia, della malattia e della  morte al centro del racconto. Un tema difficile e molto delicato, che nella nostra società del "divertimento a tutti i costi" si tende a non trattare e, invece, merita la massima attenzione e riflessione.

Il titolo "Amour" mi sembra molto pertinente anche se l'amore non è non affrontato nel modo convenzionale. Una coppia anziana che si ama senza dichiararsi ad ogni piè sospinto, perché per loro l'amore è condivisione, attenzione, si esprime nei piccoli gesti, nella capacità di essere presente, di condividere, di soffrire insieme... 

Amour" è film dolente che ci pone davanti una realtà che mai vorremmo vedere, ma che tanti vivono purtroppo in solitudine, quando l'uomo diviene spettatore del più atroce degli spettacoli terreni: non solo la morte, ma il morire della persona amata.
L'amore di Haneke non è l'idillio di una coppia, non è la celebrazione e il trionfo del romantico. È imparare ad accompagnare chi si ama nel dolore estremo alternando gesti amorevoli a sofferenza, disperazione, a volte rabbia, cura e dolcezza: un ventaglio di emozioni che il più delle volte non trovano le parole per esprimersi, mute, soffocate da un grido di dolore che emergono dal più profondo dell'anima.
La moglie rifiuta un’esistenza in cui non riesce più a riconoscere la propria dignità, il marito si oppone alla resa e cerca di risvegliare al ricordo la sua donna che pian piano si spegne. 
Il dolore è protagonista del film, un dolore che si esprime in tutti i linguaggi possibili, sempre meno però in quello della parola. 

L'esperienza del morire dell'altro è allora una domanda che interroga l'uomo direttamente su cosa renda vita una vita e fin dove possa spingersi l'amore e la condivisione che hanno caratterizzato i momenti più vitali. 
Georges e Anne, ottantenni,  hanno vissuto coltivando la stessa passione e professione: la musica. La figlia Eve vive in Scandinavia.  Anne viene colpita da ictus in una giorno uguale a tanti altri facendo colazione. Comincia il calvario della malattia: il suo corpo lentamente si spegne.

Anne, finché può ancora ragionare, ha chiara la situazione, lucidamente e la manifesta lucidamente. Guarda negli occhi George, e gli dichiara le sue ultime volontà: “Non c’è alcuna ragione di continuare a vivere, non posso che peggiorare”.
“Promettimi una cosa? Ti prego, non riportarmi più all’ospedale. Me lo prometti? Non parlare, non spiegare niente, per favore.”
“Cosa vuoi che dica?”“Niente, non dire niente. E basta. D’accordo?”
George fa resistenza, non vuole perderla, ma Anne gli ribatte decisa:
Non so niente, non voglio mettermi al posto tuo. Sono stanca ora, mi voglio sdraiare”
Anne ha deciso, per sé. Le mancheranno le occasioni per portare a termine la decisione da sola, in particolare col secondo ictus. Il male consuma  il corpo di Anne fino a 'spegnerla' pian piano. Anche i gesti più banali richiedono concentrazione e sforzo. Svanisce la speranza, per lasciare posto all'attesa.
Aiutato tre volte a settimana da un'infermiera, Georges non smette di amare e di lottare per la moglie, sopportando le conseguenze della malattia che degenera consumando Anne giorno dopo giorno. Ma alla fine dovrà anche lui arrendersi e spetterà a lui accompagnarla al loro 'ultimo concerto'.

È decisamente un film che impone la riflessione, ti obbliga a pensare ciò che si cerca sempre di evitare, ti rende partecipe. Un film lento come lente sono le giornate accompagnate dal dolore.

Le interpretazioni di Jean-Louis Trintignant ed Emmanuelle Riva sono eccezionali, vere.  La tragedia viene consumata in silenzio, entrambi fanno di tutto per non nominare la realtà, con gli altri evitano le loro domande, ripetono che Anne si sente meglio, che presto potrà tornare a uscire, andare ai concerti, essere come "prima".  Si nasconde la verità, perché certi momenti non si possono condividere se non nell'intimità costruita in tanti anni, solo così si preserva la propria dignità.

È un film per guardare in faccia che il corpo in cui abitiamo ha dei limiti precisi, può ad un certo punto abbandonarci, per prendere coscienza che il tempo che passa e cambia tutto e tutti e il presente acquista allora una grande importanza. Non sappiamo cosa ci riserva il futuro, il qui ed ora sono la nostra realtà e ogni attimo va vissuto con più consapevolezza e intensità.

Il film ha vinto numerosi premi tra cui l’Oscar come Miglior Film Straniero all’85°edizione degli Academy Awards 2013 (per la stessa categoria anche ai Golden Globes 2013) e la Palma d’Oro al Festival di Cannes 2012.

3 commenti:

  1. Grande film sull'amore vero, quello che è ogni giorno e fino alla fine.
    Cos'é l'amore se non è anche rispetto, dedizione, pazienza, cura, accettazione dell'altro anche quando lo si contesta o irrita.
    E quel letto di fiori, nel sole di una stanza con la finestra aperta, così che il disfarsi del corpo non disturbi l'occhio né l'olfatto?
    E lui, che muore lì, vicino ma a parte, così che la sua stessa morte non turbi quella dell'amata, che rimane distesa fra i fiori, non è ancora amore?
    Uno dei film più intensi visti di recente...

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  2. Non ho visto il film, ma dalle immagini, così intense, e soprattutto dalle tue parole, così precise, chiare e consapevoli, ne deduco che si tratti di un grandissimo lavoro, indipendentemente dai tanti premi senz'altro meritatissimi. Tu sei "entrata" in questo film, lo hai fatto tuo, per questo sei riuscita a raccontarcelo così bene, spingendoci ad una riflessione dolorosa su un tema che fa male ma che con coraggio bisogna affrontare.
    Grazie, Emilia.
    Piera

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  3. Rossland, d'accordo su tutto. Davvero un grande film.
    Piera,è una riflessione dolorosa certamente, ma una realtà che in tanti in qualche modo hanno passato o stanno passando, quini una tematica da non nascondere. Grazie della tua presenza

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