01/05/16

Noi europei che non ci riconosciamo in chi governa l'Europa...


Sotto qualsiasi forma si presenti e indipendentemente dalla sua causa, 
l'esilio, agli inizi, è una scuola di vertigine.
Cioran, Emile M. La tentazione di esistere

Non si conosce la storia di questa donna, da dove arriva, che cosa si è lasciata alle spalle, se è sola o insieme a qualcuno della sua famiglia. Si legge nel suo sguardo tanta stanchezza, smarrimento, ma anche tanta determinazione. Sta allattando il suo bambino o lo ha appena fatto, sta lottando per lui, lo tiene tra le sue braccia, quasi afferra la coperta in cui l'ha avvolto.
Cerca per suo figlio un luogo dove possa "ri-nascere", perché il luogo da cui proviene è un luogo di guerra e di morte. Porta con sé la speranza della vita. Dietro di lei uomini, donne, bambini camminano quasi in un corteo dolente. Ne abbiamo visti tanti di questi uomini in fila in questi ultimi tempi e la fila sembra non finire mai.


Yannis Behrakis

Non appartengono più a nessun luogo, a nessuna parte del pianeta, come fossero sempre al centro dell'oceano quando non si percepisce nessuna presenza della terra. Sono Profughi. E la parola ormai dice tutto. Viaggiano per mare, per terra, ogni strada è buona pur di arrivare. Dove non sanno, perché la loro solitudine è ormai abissale. Vanno incontro all'ignoto, rischiano la morte.
Il loro viaggio è un inferno, una fatica non inimmaginabile:
Grazie al proibizionismo (Bossi-Fini, ecc. ), - dice Erri De Luca - viaggiavano meglio gli schiavi afro-americani perché venivano pagati alla consegna. I corpi umani di adesso sono pagati alla partenza e non importa se vengono consegnati.
Sono gli espulsi dell'economia globale che costringe sempre più gente a muoversi, perché il loro territorio è devastato dalla guerra, ma anche dalle desertificazioni, dalle inondazioni, dalla fame. Non si fugge più per cercare una vita migliore, ma per conservare la propria vita e chissà, forse dare un futuro migliore ai propri figli.

Yannis Behrakis, 24 settembre 2015

La migrazione è un evento particolarmente traumatico, è uno sradicamento totale: si parte, ma non si sa né se né dove si arriva. E la strada è senza ritorno.
Solo la disperazione può metterti in cammino.
Per molti di coloro che vivono in case sicure, sono "dei nulla" su cui si può decidere quello che si vuole. Privi di ogni diritto, avanzano consci di non avere alternative. E se saranno ricacciati, chi resisterà, tornerà e tornerà ancora.  Non possono decidere il proprio destino. L'unico obiettivo è sopravvivere.

Ogni giorno sentiamo quanti ne sono sbarcati, quanti si accalcano alle frontiere, additati da tanti come pericolosi invasori.
Ma quanti sono quelli che non sono arrivati? Ne muoiono ogni giorno. E molti dei loro corpi non hanno sepoltura. Da anni Fortress Europe cerca di documentare questa strage. I numeri parlano da soli.
Noi li guardiamo al di là di quel confine che erige sempre più muri e divieti, l'ultima barriera al Brennero.
Non importa se davanti a noi abbiamo donne, bambini, vecchi, uomini indifesi.
Si ammutolisce quando si vedono rifiutati persino 3000 bambini che viaggiano soli da parte della "civilissima" Gran Bretagna.  Il rischio è che queste decisioni si moltiplichino, che diventi tutto normale amministrazione, che non si indigni più nessuno. Che si rimanga inermi, che pian piano tutto passi e a tutto si faccia l'abitudine!
Dopo la seconda guerra mondiale l'Europa era un campo di rovine. Milioni persone furono massacrate, alcuni in guerra, altri nei campi di concentramento. Fu dopo quel periodo di orrore e crudeltà che ci fu un risveglio morale: gli uomini che dovevano governare il nuovo mondo compilarono firmarono trattati impegnativi. Nel 1951, la convenzione di Ginevra ha sancito che nessuno Stato che l'ha sottoscritta "può espellere o respingere, in qualunque maniera, un rifugiato alle frontiere di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbe minacciata".
Ma quel tempo è lontano e l'uomo fa presto a dimenticare.
Loro si mettono in fila e camminano, poi si accalcano ai confini in attesa di una sentenza.


Noi europei che non ci riconosciamo in chi governa l'Europa, nelle sue decisioni oggi proviamo una profonda vergogna, una vergogna che non trova uno sbocco. Non possiamo mettere a tacere dentro di noi la consapevolezza che siamo di fronte ad un dramma epocale che si sta consumando sotto i nostri occhi e ci sentiamo impotenti.


Sappiamo che la storia un giorno ci chiederà conto di come sia stato possibile che tutto ciò accadesse. Esattamente come si è chiesto conto alla Germania dei Lager nazisti... Perché tutto questo, bisogna ribadirlo accade in un mondo dove si sono sbandierati "I diritti universali dell'uomo" in cui in tanti avevamo creduto che potessero diventare realtà, di poter dire finalmente "Mai più".
Come possiamo dare corpo e peso al nostro "No" ad una politica tanto brutale e feroce? Questa la domanda che rimane nei nostri cuori e ci inquieta. Come fare in un mondo dove icapitalismo ha imboccato una strada che sacrifica milioni di uomini e donne e intere regioni del pianeta ad un'unica logica: quella di accumulare ricchezza.

Ci aggrappiamo ai piccoli gesti, quelli che ci aiutano a credere ancora nell'uomo. Penso ad Adiba, un profugo a cui una bambina, Precious, disperata perché rimasta sola, si aggrappa alla sua mano, cercando protezione. Lui non la conosceva, non parlava la sua lingua ma non l'ha più lasciata. Non ha fatto null'altro che tenerle la mano e portarla con sé. Ha sentito in quella bambina, forse, la forza della vita che vuole vincere sulla morte.
Arrivavano dall’Eritrea. Questo il suo racconto:
"Lei era in viaggio - racconta l'uomo - con sua madre, suo padre e suo fratello, un bambino di 11 anni. Ma non so che fine abbiano fatto loro". Mentre attraversavano il deserto della Libia, ammassati su jeep e camion, un sobbalzo per un dosso aveva sbalzata a terra la madre di Precious. Nessuno l'ha soccorsa. "Il gruppo era stato caricato a bastonate su gommoni diversi, con rotte differenti. E il destino si era accanito sulla bambina: separata dal fratello e dal padre, era rimasta sola. Per questo si era aggrappata alla mano di Adiba, e da allora non l’aveva più lasciato. Da Pozzallo i due erano arrivati al centro di Settimo". Grazie ad Adiba la bambina ha poi ritrovato il padre ed il fratello.


Penso a Mohammed Wasim Moaz, pediatra ad Aleppo che decide di rimanere in città nonostante l'intensificarsi della guerra tra Bashar al-Assad e le forze antiregime. E un pediatra non può scappare dinanzi a migliaia di bambini che necessitano cure. Nella notte tra mercoledì e giovedì anche il suo ospedale, sostenuto da Medici Senza Frontiere, è stato bombardato. Il dottor Mohammed muore insieme a molti bambini.
Chissà quanti altri uomini sarebbero da ricordare, da menzionare. Ma di questi a pochi interessa.

Se ogni bambino che si perde trovasse la mano di qualcuno a cui aggrapparsi, forse vivremmo in un mondo migliore.
Ognuno dovrebbe avere una mano come quella di Adiba, che  fa una cosa semplicissima: accompagna la bambina fino a quando non c'è più bisogno di lui.
La mamma della fotografia protegge il suo bambino e lo nutre, Adiba prende la mano della bambina e la guida, il padre cerca di tenere forte i suoi bambini che rischiano di annegare, Mohammed Wasim Moaz è l'uomo che sa che i bambini vengono prima di tutto.
Tutti dimostrano quello che è alla base dell'amore: il prendersi cura dell'altro ed in particolare di ogni bambino in difficoltà che sia mio figlio o no. Questo sì, ognuno di noi lo può fare. Solo così possiamo tentare di arginare il crollo morale che sta caratterizzando oggi anche l'Europa. Solo così possiamo ancora credere nell'uomo e nella possibilità di avere e costruire relazioni con gli altri degne di questo nome. Solo così possiamo sentirci al sicuro. Quando sapremo che, se abbiamo bisogno,qualcuno si prende cura di noi.
A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che «ogni straniero è nemico». Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager – Primo Levi
Almeno un quarto di coloro che cercano rifugio in Europa sono bambini – nei primi sei mesi di quest’anno, più di 106.000 bambini hanno chiesto asilo in Europa. E non dobbiamo mai dimenticare ciò che sta dietro le tante storie delle famiglie che cercano rifugio in Europa: terribili conflitti come quello in Siria, che già ha costretto circa 2 milioni di bambini a fuggire dal loro paese.(Anthony Lake, direttore UNICEF, settembre 2015) 

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