20/06/16

Noi siamo un paese senza memoria

Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia.
L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell'oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni.
Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com'è.  In cui tutto scorre per non passare davvero.
Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese è speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale.”
Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975
E' esattamente quello che penso in questo ultimo periodo. L'Italia culturalmente non è cresciuta, non ha saputo fare tesoro di un passato che ci aveva insegnato quanto fa presto a rinascere sotto diverse forme il fascismo, quanto la democrazia sia debole e vada costruita giorno per giorno, non attraverso la televisione, ma  rimanendo in contatto con la gente, soprattutto quella che vive ai margini, nelle periferie. 
La democrazia si misura su quanto sa fare qualcosa per "gli ultimi", per quanto sa far crescere l'istruzione, il lavoro, il ben-essere. Non quello fatto di soldi e di consumo, ma quello che sa creare legami, attenzione, partecipazione. Quello che fa sì che in qualsiasi condizione uno viva non si senta abbandonato.
Non c'è ora nessuna forza politica in campo che si occupi di questo. Dalle campagne elettorali sono spariti anziani, portatori di handicap, e in genere soggetti deboli che più di tutti stanno pagando la crisi.
E' sparita la sinistra, già da tempo non c'era più. E con lei il suo pensiero, quello degli ideali di giustizia e di eguaglianza, quella dei diritti, della partecipazione democratica, di una scuola per tutti, di un lavoro in cui gli uomini non fossero trattati solo come risorse, ma come esseri umani.
Per questo non gioisco per la sua morte. Quello che sta sorgendo non ha nulla a che fare con ciò per cui ho lottato tutta la vita. Ma, senza pregiudizi, stiamo a vedere.
Ai militanti di Cinque stelle non posso perdonare, soprattutto oggi, la loro alleanza in Europa con i vari Le Pen e Salvini. Questo è un bruttissimo segno. Ammesso che per noi andrà meglio, non voglio girare lo sguardo allo scempio che è in atto con i Profughi.
Mi sembra che su questo pochi abbiano detto qualcosa. Spero che si faccia pressione perché cambino queste alleanze, ma ho poca fiducia.



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