23/09/16

C'è chi meglio degli altri realizza la sua vita...

C’è chi
C'è chi meglio degli altri realizza la sua vita.
E' tutto in ordine dentro e attorno a lui.
Per ogni cosa ha metodi e risposte.E' lesto a indovinare il chi il come il dove
e a quale scopo.

Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel trita documenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.

Pensa quel tanto che serve,
non un attimo di più,
perché dietro quell'attimo sta in agguato il dubbio.

E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.

A volte un po' lo invidio
- per fortuna mi passa.

(W. Szymborska)

Ogni sapere da cui non scaturiscono nuove domande, diventa in breve morto, perde la temperatura che favorisce la vita. Se l’uomo non avesse mai pronunciato queste domande, nulla di nuovo sarebbe stato scoperto, nulla di nuovo sarebbe mai stato vissuto. La poetessa W. Szymborska dice di apprezzare due piccole paroline: non so. “ Piccole, ma alate”.  

Anche l’insegnante quando accosta ogni suo alunno deve ripetere di continuo a se stesso “non so”. Di fronte ad ogni problema si cerca di dare una risposta,  ma, quando si pensa di averla trovata, ci si rende conto che si tratta d'una risposta provvisoria e sempre insufficiente. Perciò si prova ancora una volta e un'altra ancora, ogni giorno, ogni momento in una continua ricerca della relazione che caratterizza il nostro essere maestri. Perché solo così si può andare incontro alla diversità che abita ogni alunno, che abita ognuno di noi.

Ed è proprio questo incontro, questo imparare ogni giorno dalla relazione continua che rende il nostro lavoro straordinariamente ricco di vita, di sorprese e di scoperte, è questo essere continuamente “in ricerca” che ci tiene lontano da pregiudizi e luoghi comuni.  

Nel parlare comune, che non riflette su ogni parola, tutti usiamo i termini: “mondo normale”, "normale corso delle cose"... Tuttavia nell’incontro con  i nostri alunni scopriamo ogni giorni che non c'è nulla di “normale”.  Come dice W. Szymborska, nel mondo non è normale:  “nessuna pietra e nessuna nuvola su di essa. Nessun giorno e nessuna notte che lo segue. E soprattutto nessuna esistenza di nessuno in questo mondo”
Tutto è diverso da tutto e tutto ci offre qualcosa di irriducibilmente suo e di nessun altro. 

Forse è difficile entrare in questa logica in un mondo che ci abitua alla semplificazione e alla banalizzazione, ma soprattutto alle generalizzazioni che incasellano e imprigionano non lasciando spazio alla nostra unicità. 

In un mondo in cui il rumore prevarica ogni pensiero è importante ritrovare dentro di noi il silenzio.
Il silenzio è una maniera di significare che non so tutto, (...) che sono disponibile ad ascoltare l’altro e la sua verità  che io lo incoraggio a vivere, a coltivare, a esprimere senza sottometterla alla mia. Fare silenzio dentro di noi vuol dire aprirsi all'ascolto, a quello che viene dall'altro di cui devo tener conto e avere rispetto se voglio davvero relazionarmi con lui.

Abbiamo  paura di incontrare le sfaccettature molteplici della realtà e delle persone, perché abbiamo paura prima di tutto di incontrare noi stessi nella nostra fragilità in un mondo che ci chiede "di essere forti", sempre "all'altezza", che è indifferente a chi soffre e a chi non è più "una risorsa" per un mondo dove vige la legge che vince chi riesce a schiacciare l'altro.

A questa legge dobbiamo opporre ovunque, a scuola, nella famiglia, nella vita di tutti i giorni, sempre il "NO, io non ci sto". Dobbiamo imparare a credere che ciò che è"im-possibile" per altri è invece la nostra strada

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