26/09/16

L’idea romantica del bacio rubato del fotografo Berengo Gardin a cui piace la lentezza.

“Dovete sapere che nel 1953 in Italia era proibito baciarsi per strada. Potevano arrestarti per oltraggio al comune senso del pudore. E invece in quegli anni ero andato a Parigi e avevo visto che tutti si baciavano per strada, con una libertà incredibile. Questa cosa mi ha scioccato e così ho cominciato a fotografare i baci a Parigi. Ero anche un po’ invidioso… (sorride) Da quel momento ho continuato a fotografare i baci, perché per me i baci rimangono una cosa proibita dallo stato. L’idea romantica del bacio rubato, mi è rimasta.

Poi di baci ne vennero tanti altri: in spiaggia, nelle stazioni ferroviarie, per strada, sotto i portici di Piazza San Marco a Venezia… Baci rubati, quelli di Berengo Gardin, che non ama l’allestimento scenico di tanti suoi colleghi, anche fotoreporter: «4 o 5 le foto “costruite” in tutta la carriera, un peccato veniale» ammette lui stesso.
In queste foto, si è lasciato andare alla tenerezza visto che nei suoi reportage aveva ritratto cose assai poco frivole.


Nato a Santa Margherita Ligure nel 1930, comincia a occuparsi di fotografia nel 1954. Dopo avere vissuto a Roma, Venezia, Lugano e Parigi, si stabilisce a Milano. Ha sempre ha scelto di essere testimone della realtà che lo circonda, concentrandosi soprattutto sull'Italia, da nord a sud, e registrandone i cambiamenti. 

“Quando fotografo amo spostarmi, muovermi. Non dico danzare come faceva Cartier-Bresson, ma insomma cerco anch'io di non essere molto visibile. Se devo raccontare una storia, cerco sempre di partire dall'esterno: mostrare dov'è e com'è fatto un paese, entrare nelle strade, poi nei negozi, nelle case e fotografare gli oggetti. Il filo è quello; si tratta di un percorso logico, normale, buono per scoprire un villaggio, ma anche una città, una nazione. Buono per conoscere l’uomo”.
Io sono di un’altra epoca. Non è che contesti il computer o i mezzi moderni - anche se scrivo ancora a macchina, con due dita - ma questa accelerazione della vita, in tutti i suoi campi, non mi sembra utile all'uomo. Certo è utile, ma ci massacra.
Con un gruppo di colleghi abbiamo addirittura fatto un’associazione che si chiama Slow photo, perché anche in fotografia bisogna andare con calma. Qua a Milano c’è una pubblicità di una grande produttrice di macchine digitali che dice: “Non pensare, scatta!”.
Io quando insegno dico ai ragazzi: “Prima pensa e poi, casomai, scatta”. Non bisogna mai scattare a caso. È proprio un altro modo di concepire la fotografia, ma anche la vita. Tutti sono padroni di fare quello che vogliono, sia chiaro, ma anche io faccio quello che ancora voglio. E a me piace la lentezza.
Il digitale ha cambiato secondo me la mentalità del fotografo, perché tanto scatti, scatti, scatti e poi quello che non ti piace lo cancelli, mentre il resto salvi con Photoshop. Ormai non sappiamo più se sono foto vere o se sono create. Non sappiamo se un’immagine è vera o taroccata e questo è un pericolo gravissimo per la fotografia, perché la maggior parte della gente quando vede una fotografia crede ancora che si tratti di una cosa avvenuta.
Ultimamente a Parigi ho visto una foto bellissima di sei persone che vanno per strada, tutte col giornale sottobraccio, e credevo fosse stata fatta col digitale, ma non era così: era una fotografia vera! Adesso abbiamo il dubbio che tutto sia taroccato. In America e anche in Francia stanno studiando un sistema per obbligare a mettere un codice che indichi se la foto è autentica, oppure no. A me va bene anche una foto costruita in digitale ma deve essere dichiarato perché una foto in digitale è un’immagine, non più una fotografia. L’artificio, la costruzione di una fotografia va bene per la pubblicità. L’altro giorno ho visto una signora che fa la réclame a una pomata di bellezza. Nella fotografia non aveva una ruga, poi l’ho vista al naturale, a un’inaugurazione, ed era tutta una ragnatela di rughe. Non capisco con che coraggio si adattino, pur di guadagnare dei soldi, a fare la pubblicità per una crema che non usano e si fanno taroccare loro. 

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