15/09/16

Prendersi cura...

La scuola è cominciata, da qualche anno non entro più in classe perché sono come dicono “in pensione”, anche se questa espressione non mi piace.
Ma il ricordo di quei tanti primi giorni è sempre vivo dentro di me. 
Quando mi ritrovavo tanti visi davanti un po’ impauriti, perché li avevano avvisati: la scuola media è difficile. Ricordati che devi… devi… devi… se no. 
Non mi risulta che nessun insegnante dei miei ex alunni avesse detto loro: cambi scuola, stai crescendo, ora qualcun altro si prenderà cura di te.
Già la parola “cura”, la grande assente della scuola. La parola più importante, la sola che possa dare “anima”  a quelle aule troppo spesso grigie, spoglie.
Perché prima di tutto è questo messaggio che dobbiamo far passare ai nostri allievi “Io avrò cura di te” “Io avrò cura di voi” “Insieme avremo cura uno dell’altro”.

Se non gli avremo fatto capire che tutti ci sentiamo un po’ impauriti di fronte alla vita, ma che non siamo soli, che insieme troveremo le nostre strade, quella comune e quella di ognuno, allora la scuola non avrà nessun valore per i ragazzi che abbiamo di fronte, non gli darà nulla se non un bagaglio di nozioni inutili perché imprigionate in discorsi rigidi, senza vita.

Se non dimostreremo loro che vogliamo conoscerli per quello che sono, che non è importante da dove vengono e dove sono arrivati, ma che quello che conta è il cammino che faremo insieme ognuno secondo le proprie capacità, non ci sarà relazione tra noi e loro, né tanto meno amore.
Non quell'amore fatto di luoghi comuni e frasi fatte, ma quell'amore che si costruisce giorno per giorno nella continua conoscenza l’uno dell’altro. Anche quando il primo impatto è duro, anche quando ci respingono perché non si fidano, perché sono stati troppo presto feriti e segnati dalla vita.

Dobbiamo da subito far loro capire che cammineremo tenendoci per mano, che non importa se tutto intorno a noi non funziona, se la scuola nel suo insieme non sembra costruita per loro, ma a volte contro di loro, se non avremo mezzi, se il tempo sembrerà non bastarci, se… 
Quello che conta è che ogni cosa la supereremo insieme.
Non sarà sempre facile e spesso non ci capiremo, litigheremo forse, ci scoraggeremo ma sapendo che ognuno di noi starà facendo del proprio meglio. Non dovremo mai sentirci soli, per questo non avremo paura di fermarci quando qualcuno si perderà.

Ogni giorno sarà l’occasione per ricordare che la diversità è ricchezza e che la ricchezza di ogni ragazzo o bambino che cresce va coltivata e fatta crescere.

Non importa se gli allievi saranno tanti. Se vogliamo conoscere i nostri allievi in modo profondo troveremo un momento, uno sguardo, una parola speciale per ciascuno di loro qualsiasi sia il numero degli allievi che avremo e soprattutto li aiuteremo pian piano a nascere come piccola comunità. Li solleciteremo a guardarsi negli occhi, a parlarsi, a discutere e a chiarirsi, a comprendere il valore di ognuno di loro, a imparare dai propri errori. Costruiremo una tela di relazioni dove ognuno si sentirà parte integrante di un tutto. Se non nascono legami e non ci sarà condivisone e solidarietà in classe, anche l’apprendimento ne risentirà e lascerà indietro molti. Nessuno crescerà davvero.
Prendersi cura vuol dire imparare la responsabilità, la cura rende unico e speciale ognuno. E’ in poche parole “esserci”, essere in presenza, fare in modo che chi ci affianca sappia che può contare su di te.

E allora cominciamo facendo l’appello, chiediamo ad ognuno ad ogni inizio giornata come sta, se è pronto ad affrontare la giornata, a imparare cose nuove, orizzonti nuovi. E chiediamolo prima di tutto a noi stessi. Respiro profondo: siamo pronti e allora si comincia.

1 commento:

  1. Bellissimo e profondo!
    Lavoro con ragazzi e bambini con problemi e mi viene naturale di pensare di prendermi cura di loro, invece, come dici tu, dobbiamo prenderci cura di tutti, soprattutto i bambini e ragazzi che stanno crescendo e hanno bisogno del nostro essere adulti responsabili e attenti.
    Grazie.

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