13/10/16

Addio a Dario Fo

"Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi".
Questa è stata la motivazione del Nobel per la Letteratura 1997 a Dario Fo.
Dall'intervista di Daniele Luttazzi a Dario Fo su che cos'è la satira

Daniele Luttazzi: Qualcuno ha suggerito che la satira, confermando lo status quo, potrebbe al fin fine essere reazionaria. 

Dario Fo: No. La parte reazionaria del discorso del comico è lo sfotto'. C'è una grande differenza fra il teatro sfotto' e il teatro di satira. Il teatro di satira è sempre morale. Infatti si chiamavano "Moralie". Non a caso un giullare, S. Francesco, usava molte volte la provocazione in senso religioso. Per esempio, quando papa Innocenzo, per la prima volta, accoglie Francesco e lo sente parlare. Naturalmente Francesco fa delle proposte per quanto riguarda l'idea che ha della religione e del modo di esprimerla che lo irritano. Perché subito dice il denaro, toglierlo di mezzo; la Chiesa non deve avere denaro, non deve avere interessi, non deve raccogliere la carità, perché chi gestisce la carità ha il più grande potere, più grande di quello dell'Imperatore. Cose che irritano il papa. E allora il papa dice: "Senti, sono bellissime le tue idee. Ma un consiglio: noi non siamo all'altezza di ascoltare questo mistico straordinario. Tu dovresti andare in mezzo ai porci. Vai in mezzo ai porci. E mischiati fra di loro, abbracciali, il loro smerdazzo, prenditi dentro e vedrai che loro ti capiscono. L'unica gente che ti possa ascoltare, capire, sono loro."E lui cosa fa? Va davvero dai porci. Esce nelle campagne, qui a Roma, vede una porcellaia, entra nella porcellaia, ci sono delle bestie straordinarie e si mischiano, e poi parla loro. Dice: "Il papa mi ha detto di venire qua e voi mi ascoltate e vi abbraccio" e si rotola e, come dice nel testo originario, si smerdazza tutto. E poi va,corre nel palazzo del papa, approfitta del fatto che ci sono le guardie poco attente e addirittura entra nel salone nel momento in cui il papa sta mangiando con dei signori, con delle signore, anche. E il papa lo vede, quasi trema. Sentono la puzza, dice: "Ma cos'è questa puzza?" E Francesco si inchina e poi dice: "Pontefice, caro, ci sono stato: e' vero, mi hanno ascoltato." E fa una giravolta, così smerdazzando, lanciando sterco dappertutto addosso a questi signori che svengono quasi. Il papa alza la mano per dare l'ordine alle sue guardie di prenderlo. E c'è un cardinale, un arcivescovo, Colonna, che e' un amico di Francesco, che dice: "Ferma. Cosa vuoi fare? Vuoi prendere questo e gettarlo dentro un carcere, picchiarlo e magari ammazzarlo? Fallo. Attento che questo non e' uno qualunque che viene cosi, solo, isolato, senza padre ne' madre che gli sono intorno. Se vuoi una guerra peggio di quella che c'e' stata in Francia, con le distruzioni e i massacri, se la vuoi qua ebbene tu, tu fai un'azione violenta contro di lui". "E cosa devo fare, allora? Mica posso lasciarlo andare via cosi." "No, non puoi. Abbraccialo." "Ma è smerdato." "Proprio per questo devi farlo." E il papa, e questa e' una bella lezione, si avvicina, lo abbraccia e a un certo punto capisce l'errore che ha fatto. "Io, io sono causa di quello, mi hai dato una lezione stupenda e da questo momento puoi andare intorno a dire il vangelo come ti pare, a realizzare quello che hai in mente". La cacca usata come termine morale straordinario. 

Daniele Luttazzi: Quindi la satira può agire anche sulla Storia, in qualche modo?

Dario Fo: Spesso. Basti pensare al timore, al panico che hanno avuto sempre i potenti davanti ai problemi della satira. Perché la satira in molti casi ha determinato la presa di coscienza della gente, soprattutto delle classi inferiori. Ha fatto capire di avere il potere di ribaltare le situazioni, di avere il coraggio. Quindi, temuta. Tanto e' vero che Federico II di Svevia addirittura aveva emesso una legge durissima, "De contra jugulatores obloquentes", significa "Contro i giullari sparlatori infami". Chi sentiva un giullare trattare male, prendersela con il potere, poteva tranquillamente bastonare il clown, insultarlo, anche ucciderlo, perché tanto non c'era nessuna legge che difendesse i clown. Eppure questi buffoni erano cosi sostenuti, cosi amati dal pubblico - erano la coscienza, la connessione - che difficilmente il potere riusciva a farli fuori tanto per farli fuori. Molte volte doveva perdonarli, perche' temeva che ci fossero delle reazioni grandi. E guarda che Francesco, avere il coraggio di auto nominarsi "giullare", anche se giullare di Dio, questo significa che giocava su un impatto e un sostegno straordinario da parte delle gente minuta. 

Daniele Luttazzi: Quale consigli dare ai nuovi talenti della satira?


Dario Fo: Stavo dicendo prima della differenza che esiste fra fare satira e fare sfotto'. Allora posso dire a un giovane: attento. Che giocare esclusivamente sulla pura caricatura legata a un personaggio, anche a un uomo politico, che e' grasso, piccolo, magro, magari ha la gobba, magari si intartaglia, non realizza niente. Questo fa fare soltanto una risata fine a se stessa. Ma se non c'e' la dimensione morale. Se tu attraverso la satira non riesci a far capire il significato opposto delle banalità, dell'ovvio, dell'ipocrisia, soprattutto e della violenza che ogni potere esprime e porta addosso ai minori, ebbene il tuo ridere e' vuoto, e' proprio lo sghignazzo ventrale e non quello dello stomaco e dei polmoni. 

Nessun commento:

Posta un commento