07/10/16

Il corpo non riesce mai a svuotarsi della sua voce

“Io vorrei avere la stessa capacità di accordare parole e pensieri, quello che mi passa per la testa e quello che scrivo. Vorrei riuscire a scrivere con la stessa corrispondenza perfetta che c'è fra una nota scritta e una nota suonata...
L'usignolo cinguetta fino allo sfinimento, per bucare la sua voce, sembra che cerchi un varco per sfondarla... è sbalorditivo che una bestiolina così piccola abbia una potenza di suono talmente voluminosa. A me questo non rallegra. Al contrario, mi fa pena. Almeno avesse una vocina più piccola, la potrebbe sopportare. L'usignolo è sbigottito da quello che gli esce dal becco quando spreme il suo minuscolo petto, una nuvola di voce enorme gli cade addosso quando si mette a cantare...
L'usignolo si dispera per la sua voce stessa. Si spaventa della mostruosità che gli esce dal becco, pensa di liberarsi della sua voce buttandola fuori, non sa che quello zampillo sonoro non avrà mai fine. Non è come un vomito o una tosse, che prima o poi finiscono.
Il corpo non riesce mai a svuotarsi della sua voce”. 
Stabat Mater, Tiziano Scarpa

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