18/10/16

La pazienza è tutto - Rainer Maria Rilke

Lei domanda se i suoi versi siano buoni. Lo domanda a me. Prima lo ha domandato ad altri. […]
Ora, poiché mi ha autorizzato a consigliarla, le chiedo di rinunciare a tutto questo.[…] Non v’è che un mezzo. Guardi dentro di sé.
“Lettere a un giovane poeta”, da cui sono estratte le parole sopra riportate, più che un libro, è un piccolo gioiello, perché in  poche pagine il poeta raccoglie le sue riflessioni sulla scrittura, sull'essere poeta e più in generale sul nostro essere al mondo.
In questo testo possiamo godere di tutta la profondità e la densità personale che stanno dietro all’opera letteraria del poeta praghese. Il suo invito è quello di rivestire in pieno e vivere la propria umanità. Non un appello a un intimismo ripiegato su se stesso, ma a una presa di coscienza dei propri desideri e un invito a mettere a frutto le proprie potenzialità.
L’aspirante poeta è preoccupato dal parere della critica. Rilke, invece, lo invita a rispondere all'appello che risuona nella sua interiorità: 
«Lei sta guardando verso l’esterno, ed è proprio ciò che non dovrebbe fare. Nessuno La può consigliare né aiutare: nessuno. C’è un modo solo: vada in se stesso. Esplori la ragione di fondo che La chiama a scrivere; verifichi se essa diffonde le proprie radici nel più profondo del Suo cuore. Confessi a es stesso: se Le fosse impedito di scrivere, ne morirebbe? Questo, prima di tutto: si chieda, nelle ore più silenziose della Sua notte: io devo scrivere? Scavi dentro di sé, alla ricerca di una risposta profonda… la Sua vita, persino nelle ore più indifferenti e umili, deve diventare un segno e una testimonianza di questa tensione».
Il libro consiste in una raccolta di dieci lettere scambiate tra il poeta boemo-austriaco Rainer Maria Rilke e il diciannovenne Franz Kappus, cadetto con la passione per la poesia, che verso la fine del 1902 indirizza una lettera a Rilke, in cerca di consigli sulla scrittura. 

Rilke consiglia soprattutto la pazienza, virtù assai rara tra i giovani, così dimenticata nei nostri tempi e soprattutto gli consiglia di cercare in sé i giudizi su cosa fa e scrive, di lasciare che emergano dal profondo le proprie parole, abbandonando la fretta.
Lo stimolo principale alla scrittura sta, secondo Rilke, nell'ascoltare ciò che è vivo dentro di sé, scrivere, per l’autore, è sia un atto che pone esigenze assolute sia un processo della coscienza che deve stare in ascolto. Il poeta non crea dal nulla ma si fa interprete di ciò che gli viene trasmesso dalla realtà attraverso l’ascolto attento, privo di condizionamenti esterni.
Lasciate ai vostri giudizi il loro tranquillo sviluppo. Non contrariatelo, poiché come ogni progresso, deve venir dal profondo del vostro essere e non può sopportare né sforzi, né fretta. Portare a termine, poi partorire: tutto sta qui. Bisogna che voi lasciate partorire dentro di voi ogni impressione, ogni germe di sentimento, nell'oscuro, nell'inesprimibile, nell'incosciente, in queste regioni chiuse alla comprensione.
Aspettate con umiltà e con pazienza l’ora della nascita di un nuovo chiarore. […] Il tempo, qui, non è una misura. Un anno non conta. Dieci anni non sono niente. 
Essere artisti non vuol dire contare, vuol dire crescere come l’albero che non sollecita la sua linfa, che resiste fiducioso ai grandi venti della primavera, senza temere che l’estate possa non venire. 
L’estate viene. Ma non viene che per quelli che sanno attendere, tanto tranquilli e aperti che se avessero l’eternità davanti a loro. Lo imparo tutti i giorni a prezzo di sofferenze che benedico: la pazienza è tutto.
 Da qui ha inizio una corrispondenza lunga 5 anni. Rilke aveva appena ventisettenne alla stesura della prima risposta sviluppando tra le righe temi e questioni che Rilke ha enormemente a cuore come se stesse ragionando con se stesso ad alta voce. Dalla pubblicazione dell’epistolario (avvenuta nel 1929, tre anni dopo la dipartita di Rilke), ne nasce quindi un libro ricco di considerazioni di grande attualità sulla vita interiore, su come viverla appieno, sull'amore, sui sentimenti, sulle difficoltà dell’esistenza. 
Rilke invita con delicatezza e maturità a riscoprire i benefici della solitudine e della tristezza, che ci permettono di entrare in vero contatto con noi stessi, e ad avere il coraggio di avvicinarsi alla realtà, accettando anche i lati oscuri della vita. Un grande insegnamento valido, validissimo anche oggi.

2 commenti:

  1. Meraviglioso. Grazie di averlo postato...

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  2. E' un testo incredibilmente potente, che a tratti riprendo.
    Alcuni passaggi sono davvero indimenticabili.

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