27/11/16

Non dimenticare mai l'orrore che hai visto

Marcello in divisa militare inglese era preso di mira di continuo. Lui smetteva di parlare per rispondere con una raffica di insulti in romanesco; e la gente intorno rideva. Ma poi subito riprendeva il discorso per spiegare a Ludovico come il gruppo potesse trasformarsi in "branco" e capovolgere in negativo i propri impulsi vitali, e quanto fosse importante rafforzare il senso di società in opposizione a quello di folla. Quel linciaggio, aveva detto come altri infiniti orrori, era il prezzo che si paga alla violenza inumana della guerra Alla sopraffazione diretta a schiacciare i più deboli.
La guerra, aveva aggiunto, cancella gli individui per esaltare i numeri, le grandi parate. Le adunate “oceaniche”. Ma quando quella stessa moltitudine scopre di essere stata vittima sacrificale e finisce travolta dal crollo di quanto le aveva conferito identità, allora diventa incontrollabile,  le sue reazioni, bestiali.
Erano arrivati al Tevere e i platani non più potati da tempo strabordavano rigogliosi oltre il parapetto Ludovico cercava di non guardare il fiume dove su un barcone ancorato alla sponda alcuni uomini prendevano i sole sdraiati sulle assi di legno. Ognuno adesso doveva fare la propria parte, diceva Marcelle, perché questo non doveva accadere mai più. Perché mai più il concetto di folla sostituisse quello di "società"; la lezione era stata troppo crudele. Da quella guerra, aveva detto ancora, sarebbe nato un nuovo individuo. (...)
 «Non fissarti troppo sulle immagini di quel linciaggio - gli diceva - ma non dimenticarle mai. Non dimenticare mai l'orrore che hai visto e la sofferenza che hai provato». Sul travertino polveroso del parapetto camminavano alcune formiche, Ludovico ne aveva seguito macchinalmente il percorso col dito. «A tuo conforto - diceva ancora Marcelle - convinciti che con questa guerra e la sconfitta del fascismo, e quella prossima, fatale, del nazismo, il mondo sarà diverso. La sofferenza è stata troppa, non ha risparmiato né vinti né vincitori... Troppa, perché questo non avvenga. Tu, io, siamo già diversi. Ogni giorno devi dirti: io sono nato da quell'esperienza, e sentirti responsabile di ogni scelta».
Voleva una famiglia, Marcelle, dei figli, crescerli nel culto della libertà e della democrazia. Di un mondo senza guerre.
 Rosetta Loy – Nero è l’albero dei ricordi, azzurra l’aria

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