23/11/16

No, ma dopo i no, costruiamo i nostri "Sì"

«Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell'oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni.
Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero. 
Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale».
Pier Paolo Pasolini 
I regimi non nascono dal nulla. Dovremmo averlo imparato e siamo davvero troppo poco tenaci nel contrastare questi processi. E' chiaro che i politici da tempo tendono a concentrare nelle loro mani il potere e che il potere economico ormai ordina e dispone.
Difendiamo la costituzione e diciamo No a cambiarla. Bene. Ma quanto ci impegniamo per farla diventare realtà? O non sono sempre a prevalere i nostri egoismi e la paura ad aprirci all'altro quando questo vuol dire cambiamento. Ci blocchiamo di fronte ad ogni difficoltà, tendiamo a delegare o a colpevolizzare tutti senza mai metterci veramente e profondamente in discussione.

Ci battiamo contro, ma sono pochi quelli che costruiscono alternative nei fatti.
Vogliamo il dialogo, ma siamo pronti a chiuderci quando qualcuno ha un'opinione diversa da noi.
Va bene allora moltiplicare i nostri No, ma dobbiamo cominciare a costruire i nostri Sì al di là di quello che il potere fa. Più il potere va contro ciò che crediamo, più dovrebbero moltiplicarsi le nostre azioni, la nostra disobbedienza.

Ci copriamo dietro a "Lo fanno tutti" oppure "Hanno cominciato loro" ma non ci poniamo il problema che forse possiamo non adeguarci e fare resistenza non prendendo quelle cattive abitudini (Mores) a quei cattivi esempi, proponendo un altro modo di stare nel mondo e tra gli altri.

Quello che non mi è piaciuto nel dibattito sul referendum è la contrapposizione senza dialogo e condivido quello che dice Nadia Urbinati: il voto, secondo il suo parere, dovrebbe essere
"Voto schierato non voto plebiscitario. E’ questa la distinzione che oggi è difficile fare e mantenere. All'origine della difficoltà vi è stata la decisione di Renzi di identificare il Sì con la sua persona e il suo governo, trasformando il No automaticamente in un giudizio sulla sua persona e in una causa di instabilità politica. Chi non sta dalla sua parte è messo nell’”accozzaglia” degli sgradevoli.Questa trappola ci ha impedito di battagliare da “partigiani amici”, come direbbe Machiavelli, e ci ha fatto essere “partigiani nemici”. I primi sono quelli che si schierano nella libera competizione delle idee per favorire o contrastare un progetto politico. I secondi sono quelli che personalizzano la lotta politica mettendo nell’arena pubblica non le ragioni pro e contro un progetto, ma le rappresentazioni colorite delle tipologie di chi sta da una parte e dell’altra. I primi si rispettano come gli avversari di una battaglia legittima, i secondi si offendo e creano le condizioni per un risentimento che sarà difficile da dimenticare".
Se Renzi ha alzato il tono e se molte sono le sue responsabilità, ciò non toglie che noi dobbiamo mantener fede a ciò in cui crediamo, che la democrazia non è demonizzare l'avversario, ma rispettarlo e discutere, quando è possibile, con tono pacato nella convinzione che la discussione non è solo affermare ciò di cui siamo convinti, ma anche pensare che potrei cambiare idea... Io invidio forse chi è così sicuro di sé, ma penso comunque che il dubbio, se non paralizza la mia azione, sia il sale della democrazia. Chi vota sì, non è un mio avversario, questo ci tengo a precisarlo e ascolto con attenzione chi non la pensa come me perchè mi potrebbe aiutare a capire meglio o a motivare di più la mia scelta.
Vorrei aggiungere anche che pensare con la propria testa non vuol dire non leggere chi ne sa più di me. Uno dei tanti motivi per cui voto No è che l'argomento trattato non si può risolvere con un Sì e con un No, la semplificazione è sempre nemica della democrazia. Quindi mi sento a disagio in questo voto e mi affido a chi è più competente, poi naturalmente scelgo. Ma lo sbaglio sta proprio nel quesito posto. La Costituzione è nata da una lunga e articolata discussione tra le varie idee del dopoguerre e dopo mediazioni e compromessi che potessero unire e non dividere. No, non sto al gioco di chi mi vuole avversario di chi dice sì.

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