11/11/16

Ricordando Leonard Cohen

“Nella sua forma più pura, la poesia è come il polline delle api. Ecco la mia idea della poesia. Il miele della poesia è dappertutto. E’ negli scritti del National Geographic, quando un concetto è assolutamente chiaro e bello; è nei film; è dappertutto, perché ciò che noi chiamiamo ‘poesia’ ha un significato davvero universale.
Poesia è quando qualcosa suona in maniera particolare. Forse non sempre possiamo definirla poesia, ma quel che sperimentiamo in determinati momenti è poesia. E’ qualcosa che ha a che fare con la verità e il ritmo e la fede e la musica.
Da ragazzino ero completamente affascinato da questa materia. Me ne innamorai nel momento stesso in cui ne feci la conoscenza. Quando m’imbattevo in qualcosa che era espressa in modo particolare, mi sentivo capace di abbracciare il cosmo intero. Non soltanto il mio cuore: ogni cuore ne veniva coinvolto, e la solitudine svaniva e mi sembrava di essere l’unica creatura triste nell’universo.
E questo dolore era… giusto! Non solo era giusto, ma mi permetteva di raggiungere il sole e la luna. Più tardi mi dedicai alla musica pop perché capii che in quella sfera meglio avrei potuto manifestare tali sensazioni. Scrivere non mi bastava più: io la poesia volevo viverla.”
Leonard Cohen 
Così diceva in intervista a Repubblica:
Trent' anni fa ho scritto una canzone che si intitolava La moglie zingara. Diceva: troppo presto per l' arcobaleno, troppo presto per la colomba, questi sono gli ultimi giorni, questa è la tenebra, questo è il diluvio. Allora quei versi riproducevano il mio stato interiore, oggi rappresentano lo stato esteriore. Non ci vuole molto a indovinare che non ho alcuna simpatia per il mio tempo.

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