23/12/16

Accendiamo le nostre luci ovunque siamo, rendiamoci visibili.

E' difficile sentire l'aria di festa, l'atmosfera del Natale, quella in cui mi sentivo immersa quando ero bambina e scoprivo il tempo dell'attesa. Deve venire, mi dicevano papà e mamma e dobbiamo preparare tutto per bene. La casa doveva essere pronta e addobbata, noi dovevamo essere buoni, ed ogni incontro per strada era un appuntamento. Si raccontava come era andato l'anno e i progetti per quello che doveva avvenire. Ma non c'era fretta. Eppure mia mamma preparava gli agnolotti, non li andava a comprare, la preparazione di ogni cosa era lunga ed accurata e mio padre costruiva i regali con il legno per i miei fratelli. 

Oggi il consumismo ha azzerato ogni tradizione, ci ha scippato ogni senso del mistero e l'attesa paziente è diventato "subito", lo voglio subito: è un'occasione in più per comprare e l'unico rammarico è che con la crisi si compra un po' di meno.

Allora, invece, si era da poco usciti da una guerra tremenda che speravamo di non vedere mai più, anzi noi piccoli ne eravamo sicuri, i nostri genitori ce lo garantivano.

Oggi siamo dilaniati da guerre che si combattono lontano da noi e guardiamo le immagini scorrere alla televisione attenti a preservare la nostra casa, a non lasciarci troppo toccare né commuovere.
E' impressionante come girando su internet e guardando le pagine online di giornale, fotografie di corpi dilaniati e di città distrutte siano coperte da pubblicità che si sovrappongono insistenti e rumorose. 

Ed allora spegni tutto e rimani in silenzio a riflettere. 

Non so se Dio esiste, accetto il mistero, ma credo nella "nascita", nella natura che vince la morte. Ed ogni nascita è una nuova speranza che si può accendere. Qualcosa può essere fatto e questo qualcosa è affidato  a tutti noi che possiamo ogni giorno ri-nascere combattendo il male dentro e fuori di noi, non rinunciando a farlo nemmeno quando tutto sembra perduto.

Questa è la mia festa, la mia voglia di rinnovare il mio "no" ad un mondo che cerca di frapporre tra me e la vita messaggi che mi invitano all'indifferenza e al cinismo o al nichilismo come la pubblicità nella pagine che parlano di guerre, terremoti, e sofferenza intorno a cui ci dovrebbe essere un doveroso silenzio. 

Ma la festa non mi impedisce di piangere i morti, non solo i miei, non solo quelli "di casa nostra", ma tutte le vittime di chi non conosce pietà, ma solo il proprio brutale interesse di cui ci vuole rendere complici.

Questo auguro a tutti, di non perdere la forza dentro di noi, di non smettere di seminare e di curare la natura e il mondo ferito intorno a noi in ogni modo ci sia possibile. Accendiamo le nostre luci ovunque siamo, rendiamoci visibili.

"La forma più comune di bellezza è legata alle relazioni umane. E allora, se non crediamo nell’immortalità del corpo e dell’anima, l’unica trascendenza che ci resta è la traccia che lasciamo nella memoria degli altri. Tanto vale che sia la più bella possibile"
Tzvetan Todorov

1 commento: