17/12/16

Nonna racconta...

Albert Anker (1831-1910)
"Qualcuno avrà notato con quale ipnotica lentezza battano le ciglia di un bambino che ascolta un vecchio rievocare; come le labbra si schiudano febbrili, la saliva passi lenta attraverso la gola. Non è di ilarità la sua espressione, mentre tutto il corpo si stringe contro le antiche ginocchia. C'è in lui la tensione immobile degli animali in muda, degli insetti in metamorfosi; è forse simile agli usignoli in pieno canto che si dice hanno una forte temperatura e il fragile piumaggio tutto arruffato. Egli sta crescendo, in quegli attimi; sta bevendo con voluttà e tremore alla fontana della memoria; l'acqua fulgida e cupa da cui ha vita la percezione sottile."
Da Gli imperdonabili di Cristina Campo

E' un'atmosfera magica quella che si crea tra un bambino e, per esempio, il suo nonno o la sua nonna, quando questi raccontano della loro infanzia, quasi fossero trasportati in un mondo lontano nel tempo. 
Un viaggio che fanno in braccio ai loro vecchi, a chi rappresenta il "prima" della loro storia.
T. si sentiva proprio così quando era con mia mamma, la sua bisnonna! Tra loro c'era come una tacita intesa. Appena entrava nella sua casa le correva in braccio e le diceva: "Racconta"...
E mia mamma cominciava a parlare. Un flusso di parole che la riportavano indietro nel tempo con un pizzico di magia a completare le lacune che ovviamente sempre esistono nei ricordi che si accavallano nella mente di una persona che ha vissuto molto.
Il racconto crea legami, dà significato alle esistenze, passa esperienze, trasmette calore e affetto.

T. ha sempre fatto così anche con me, quando intorno all'albero di Natale, si spacchettavano i regali. Mi veniva in braccio, mi prendeva la mano e mi chiedeva: "Dimmi zia, Gesù Bambino veniva anche per te quando eri piccola?". "Certo" le rispondevo. Ma lei voleva sapere di più: da dove arrivava, come lo aspettavo, che doni mi portava? e le domande si susseguivano ogni qualvolta cessavo di parlare.

Io auguro a tutti i bambini che possano ancora godere di questa atmosfera di intimità, di continuità e cambiamento nello stesso tempo che lega chi è più vecchio a chi è più piccolo.
E spero che un giorno qualcuno possa rispondere con un "sì" alla domanda che mi aveva fatto Teresa: "ma zia, tutti i bambini hanno un Natale come il nostro?". Ma quel giorno tocca ad ognuno di noi contribuire a farlo nascere. 

2 commenti:

  1. Grazie per testimoniare le immagini di questa danza che è la vita, che sempre più spesso ci coglie imbarazzati dalle troppe o, troppo poche, parole

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