02/12/16

Bisogna fotografare quello che si pensa, non quello che si vede

"Scattare è una questione di pensiero. Bisogna fotografare quello che si pensa, non quello che si vede. Si scatta con la mente non con le dita. Le immagini sono un'emanazione del fotografo, traducono in un linguaggio universalmente comprensibile la sua interpretazione del mondo. (...) L'artista non ritrae la realtà: la possiede, la "violenta" per piegarla al suo pensiero. Interpretandola, crea un mondo.
(...) Vladimir Majakovskij diceva "L'arte non è lo psecchio in cui riflettere il mondo, ma un martello per forgiarlo"
Puglia, primi Anni Settanta. Franco Fontana è in compagnia di tre amici in una località balneare del Foggiano, in Puglia. È mattina e, appena arrivati all’hotel, i quattro decidono di prendere l’ascensore per salire in cima all’hotel, da cui – si dice – si può godere una bellissima panoramica sul mare. Tutti lassù prendono la macchina fotografica. Tutti scattano, ma ognuno di loro fa una fotografia diversa: chi i bagnanti, chi l’orizzonte, chi un momento di spensieratezza, chi il bambino con i braccioli gialli. L'attenzione di Franco Fontana fu catturata da un dettaglio: un piccolo pezzo di spiaggia, totalmente deserta, si adagiava l’ombra della scogliera e della vegetazione; poi, l’azzurro infinito del mare e del cielo. 
"Ho trovato ciò che avevo dentro, togliendo il superfluo per eleggere il necessario. Non ho fatto tante fotografie: solo una, e quell'una potevo farla soo io, perchè mi appartenenva. Questa immagine è un'icona del mio lavoro".
Franco Fontana 

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