11/12/16

Guardare la luce

Ed è pur piacevole per la ragione assegnata di sopra, la vista di un cielo diversamente sparso di nuvoletti, dove la luce del sole o della luna produca effetti variati, e indistinti, e non ordinari. ec. È piacevolissima e sentimentalissima la stessa luce veduta nelle città, dov’ella è frastagliata dalle ombre, dove lo scuro contrasta in molti luoghi col chiaro, dove la luce in molte parti degrada a poco a poco, come sui tetti, dove alcuni luoghi riposti nascondono la vista dell’astro luminoso ec. ec. 
A questo piacere contribuisce la varietà, l’incertezza, il non veder tutto e il potersi perciò spaziare coll’immaginazione, riguardo a ciò che non si vede. Similmente dico dei simili effetti, che producono gli alberi, i filari, i colli, i pergolati, i casolari,  i pagliai, le ineguaglianze del suolo ec. nelle campagne.
Per lo contrario una vasta e tutta uguale pianura, dove la luce si spazi e diffonda senza diversità, né ostacolo; dove l’occhio si perda ec. è pure piacevolissima, per l’idea indefinita in estensione, che deriva da tal veduta. Cosí un cielo senza nuvolo. Nel qual proposito osservo che il piacere della varietà e dell’incertezza prevale a quello dell’apparente infinità e dell’immensa uniformità.
E quindi un cielo variamente sparso di nuvoletti è forse piú piacevole di un cielo affatto puro; e la vista del cielo è forse meno piacevole di quella della terra e delle campagne ec., perché meno varia (ed anche meno simile a noi, meno propria di noi, meno appartenente alle cose nostre ec.).
Infatti ponetevi supino in modo che voi non vediate se non il cielo, separato dalla terra, voi proverete una sensazione molto meno piacevole che considerando una campagna o considerando il cielo nella sua corrispondenza e relazione colla terra ed unitamente ad essa in un medesimo punto di vista.
Giacomo Leopardi 
Di questo forse abbiamo bisogno. Di guardare la luce attraverso gli alberi, sui tetti, nelle strade ovunque giochi con il nostro sguardo e la nostra immaginazione.
Abbiamo bisogno di trovare la bellezza. Di viverla dentro di noi. Di liberare la mente da quel turbinio di parole che ci assalgono come corvi sulla preda.
Di seguire le nuvole, di dissetarci con la pioggia, di svuotare le nostre menti, di aprire la nostra anima, di liberarci della rabbia, dell'aggressività.
Di ritrovare quella serenità che nasce dalla capacità di fare silenzio da cui può sorgere una parola nuova.

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