16/12/16

L’irrequietezza moderna.

Vittorio Vighi
Man mano che si va verso occidente, l’agitazione moderna diviene sempre più grande, sicché agli Americani gli abitanti dell’Europa si presentano in complesso come esseri amanti della quiete e gaudenti, mentre anche gli Europei ronzano a sciami confusi come api e vespe. 
Questa agitazione si fa così grande, che la cultura superiore non può più maturare i suoi frutti; è come se le stagioni si susseguissero troppo rapidamente.
Per mancanza di quiete la nostra civiltà sfocia in una nuova barbarie.
In nessun tempo gli attivi, vale a dire gli irrequieti, hanno avuto una maggiore importanza.
Per cui una delle necessarie correzioni che si devono apportare al carattere dell’umanità è quella di rafforzare in larga misura l’elemento contemplativo.
Ma già ogni individuo, che nel cuore e nella mente sia calmo e costante, ha il diritto di credere di possedere, non un buon temperamento soltanto, bensì una virtù di generale utilità, e di adempiere addirittura, con la preservazione di questa virtù, un compito superiore.
 Friedrich Nietzsche, “Umano troppo umano” (1878) 2, 285

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