01/12/16

Un libro è un labirinto e un deserto


Tullia Socin, “Donna che legge” (1932)
E cos’è che impararono gli allievi di Amalfitano? (...)
Capirono che un libro era un labirinto e un deserto. Che la cosa più importante del mondo era leggere e viaggiare, forse la stessa cosa, senza fermarsi mai.
Che una volta letti gli scrittori uscivano dall'anima delle pietre, che era dove vivevano da morti, e si stabilivano nell'anima dei lettori come in una prigione morbida, ma che poi questa prigione si allargava o scoppiava.
(...) Che il principale insegnamento della letteratura era il coraggio, un coraggio strano, come un pozzo di pietra in mezzo a un paesaggio lacustre, un coraggio simile a un vortice e a uno specchio. Che leggere non era più comodo che scrivere. Che leggendo s’imparava a dubitare e a ricordare. Che la memoria era l’amore.
Roberto Bolaño, “I dispiaceri del vero poliziotto”, ed. Adelphi
Leggere è perdersi, lasciarsi condurre in altri territori, lasciarsi commuovere, lasciarsi toccare dentro, nel profondo. Non è un atto senza conseguenze. E' qualcosa di più. Non ne esci come prima: almeno una domanda, un dubbio, a volte la rabbia, o la gioia, o la pace o il turbamento: Qualcosa sempre.
Lo scrivere non è un lavoro. E' una necessità.

Leggere è aprire mente e cuore. Se un libro non ti dice nulla, lascialo andare. Ma se in qualche modo ti smuove, non mollarlo più. Curalo come faresti con un caro amico. Ascoltalo e riascoltalo, fino a quando dentro di te si fa silenzio e qualcosa comincia a lavorare nel profondo della tua anima. In quel momento sta parlando con te, proprio con te perché tu avevi bisogno che ti si dicessero quelle cose. 
Leggere può essere davvero un atto di coraggio!

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