27/01/17

A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un nuovo pezzetto di amore e di bontà (E. Hillesum)

Oggi è il giorno della memoria, e ricordare si deve. La memoria dovrebbe, però, non essere un giorno di mera commemorazione di un fatto accaduto che ha generato tanto dolore e morte. 
Come altri sopravvissuti, Primo Levi era ossessionato dall'idea che l'indicibile sofferenza di chi è passato nei campi di concentramento potesse essere dimenticata, che il ricordo di quel terribile periodo storico potesse essere in qualche modo archiviato.
Nei suoi sogni, egli racconta, gli capita di vedere sé stesso mentre parla e i suoi ascoltatori gli girano le spalle e se ne vanno.

Dopo tanti anni possiamo dire che nulla è stato dimenticato, nonostante i negazionisti, possiamo affermare che nessun altro avvenimento della storia è stato così ricordato in milioni di pagine dedicate a questo orrendo periodo  come in tanti film.
Tuttavia questo non basta. Primo Levi sapeva bene che forse un nazismo con le stesse caratteristiche non si sarebbe più concretizzerà, ma doveva constatare che si verificavano comportamenti come quelli che lo hanno reso possibile.
La semplice memoria del male non è quindi sufficiente, non previene il male presente e futuro. Primo Levi ne "I sommersi e i salvati" lo denuncia. In questo splendido e doloroso libro, egli si confronta con le origini di questo male e deve constatare che la violenza dei nazisti non è stata possibile solo per la crudeltà estrema di chi a diretto le operazioni, ma grazie anche all'indifferenza diffusa tra la popolazione. 
Come ha detto molto bene Hanna Arendt gli aguzzini, anche i peggiori e i più crudeli, sono degli uomini come tutti gli altri, trasformati dalle circostanze. Il male è insidioso e ci abita tutti se non vigiliamo.
Per questo non basta un'operazione chirurgica ad estirpare il male, ma ci vuole la prevenzione che Primo Levi vede soltanto nell'educazione continua, assidua, un'educazione che non molla mai e che comprende anche noi stessi. Tutti siamo soggetti sempre a rischio.
"Certi giorni doveva sentirsi - dice Tzvetan Todorov - scoraggiato vedendo che i risultati della sua battaglia erano così lenti a venire, così sovente controbilanciati da passi indietro: che non essendo le virtù acquisite né contagiose né ereditarie, il lavoro doveva ricominciare da capo con ogni nuovo individuo. In altri giorni, più realisticamente, ricordava che era una guerra 'senza fine'".
Certamente lo è e ne siamo molto consapevoli oggi che stiamo vivendo un momento in cui tristemente risuonano con arroganza parole che mai più avremo voluto sentire.
La violenza purtroppo non è una prerogativa solo dei regimi totalitari del XX secolo e di lager a cielo aperto ce ne sono tantissimi oggi, purtroppo anche nel mondo occidentale in cui il razzismo e l'indifferenza stanno dilagando.

Grande è la figura di Etty Hillesum, giovane ebrea olandese morta ad Auschwitz nel 1943. E la lettura dei suoi diari ci racconta il cammino di una donna che oltre tutti i fili spinati, interiori ed esteriori, ha voluto “pensare con il cuore”. Tutta la sua breve vita testimonia la ricerca di una sorgente molto profonda da riscoprire e liberare.  Etty Hillesum si confronta con il dolore proprio e altrui,  e diventa testimone dell’esperienza del campo di concentramento. La sua è l'esperienza di una resistenza esistenziale di fronte agli orrori del suo tempo, alla ricerca di un senso “altro” di sé e della relazione con gli altri per far sì che l'odio non domini incontrastato su tutti noi.

Se dico che stanotte sono stata all’inferno, che cosa ne potete capire voi? L’ho constatato una volta con un certo distacco nel cuore della notte, mi sono detta ad alta voce: “Eccomi dunque nell’inferno.
Volevo solo dire questo: la miseria che c’è qui è veramente terribile – eppure, alla sera tardi, quando il giorno si è inabissato dietro di noi, mi capita spesso di camminare di buon passo lungo il filo spinato, e allora dal mio cuore s’innalza sempre una voce – non ci posso far niente, è così, è di una forza elementare -, e questa voce dice: la vita è una cosa splendida e grande, più tardi dovremo costruire un mondo completamente nuovo. A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un nuovo pezzetto di amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere. E se sopravviveremo intatti a questo tempo, corpo e anima ma soprattutto anima, senza amarezza, senza odio, allora avremo anche il diritto di dire la nostra parola a guerra finita. Forse io sono una donna ambiziosa: vorrei dire anch'io una piccola parolina.
Se sopravviverò a questo tempo e se allora dirò: la vita è bella e ricca di significato, bisognerà pur credermi. Se tutto questo dolore non allarga i nostri orizzonti e non ci rende più umani, liberandoci dalle piccolezze e dalle cose superflue di questa vita, è stato inutile.

3 commenti:

  1. Pagine di storia da non dimenticare mai
    Ti ringrazio per la visita molto gradita
    Buon fine settimana
    Maurizio

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  2. Bellissimo articolo, come sempre, Emilia, su un periodo storico così terribile da far venire, nel ricordo, la pelle d'oca. Primo Levi ed Hetty Hillesum, hai ricordato due persone e due scrittori a me carissimi. I loro libri commuovono e fanno tanto riflettere, nel leggere i Diari ma anche le Lettere di Hetty mi sono commossa più volte, se fosse vissuta quanti scritti ancora avremmo di lei! Da qualche tempo la si conosce un po' di più, ma per un lungo periodo il suo nome è stato quasi sconosciuto.
    Per questo mi piace molto sentirne parlare.
    Grazie, carissima.
    Piera

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    1. Grazie Piera, i tuoi passaggi sono sempre molto graditi. Con te ho un'altra carissima amica...
      Un abbraccio

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