06/01/17

Nascere per cominciare...

Vincent Van Gogh
La vita che senso ha? Era una domanda semplice, cogli anni tendeva farsi accerchiante. La grande rivelazione non era arrivata. Forse non sarebbe mai arrivata. C'erano invece piccoli miracoli quotidiani, illuminazioni, fiammiferi che s'accendevano improvvisamente nell'oscurità; eccone uno. 
(...) la signora Ramsay che trasformava il movimento fugace in qualcosa di permanente  (la stessa cosa Lily tentava in un'altra sfera) - tutto ciò partecipava della natura di una rivelazione. In mezzo al caos si dava la forma.
Virgina Woolf, Gita al faro 
E' nel quotidiano che incontri l'inaspettato. Se cominciamo non a sentire la monotonia di ogni giorno che passa nella sua apparente ripetizione, se non lasciamo che tutto cada nell'indifferenza e nella noia, se impariamo a dare senso a ciò che sentiamo e a ciò che ci capita o a ciò che facciamo noi capitare, allora vedremo le differenze, coglieremo le sfumature, l'eccezionalità di ogni momento che diventerà occasione per imparare sempre qualcosa di nuovo, per arricchire il nostro bagaglio di vita.

Non deve accadere nulla di eclatante, bisogna imparare a cogliere "l'illuminazione" del presente nel momento in cui lo si vive. E la nostra giornata può essere costellata di tanti attimi illuminati, piccoli o grandi che siano.

E' nel quotidiano che possiamo accendere i nostri "fiammiferi" che illuminino il grigiore dell'indifferenziato, che diano spessore alla nostra vita e all'importanza che sempre ha ogni incontro anche quello che dura un attimo. 
Quanti momenti abbiamo strappato all'anonimato proprio grazie a piccolo gesti, e consegnato per sempre alla memoria momenti anche banali della nostra esistenza. E a volte è proprio nell'accettare la solitudine che ti aiuta a ridare senso e consistenza a ciò che vivi. 
Diario, 27 febbraio 1926: “Perché non esiste una scoperta, nella vita? Qualcosa su cui si possa mettere le mani e dire: ‘Eccolo’?
[…] Poi (mentre ieri sera passavo per Russel Square) vedo montagne nel cielo: le grandi nubi; e la luna che è sorta sulla Persia; ho la grande e stupefacente sensazione di qualche cosa, lassù, che è ‘quello’, ‘la cosa’ [the thing]. Non mi riferisco alla bellezza, non esattamente. È che la cosa basta in se stessa: soddisfacente, compiuta. È la sensazione della mia straordinarietà, di me che cammino sulla terra: dell’infinita stranezza della condizione umana […] Mi accade spesso di imbattermi in questo ‘qualcosa’ e mi sento allora in perfetta pace”  Virginia Woolf 
 In una giornata in cui ti sembra tutto senza senso, senza direzione può accadere di sentirti in presenza di un qualcosa che ti fa dire "Eccolo" e ti fa prendere coscienza che tu ci sei, esisti, conti qualcosa.

Il problema è uscire dagli schemi, trovare un nuovo linguaggio, in un mondo in cui prevale la banalizzazione e omologazione, ma come afferma Ingeborg Bachman:
Una lingua può avere un nuovo modo di incedere (...) solo se un nuovo spirito la abita.
Bisogna vivere, agire così come pensiamo  sia giusto indipendentemente da come agiscono gli altri, rendere vivo ciò in cui crediamo, essere quello che siamo indipendentemente da quello che sono gli altri.  Le nostre idee, le nostre convinzioni devono trovare forma e visibilità.
Abbiamo bisogno di una parola - dice la Bachman - che schiuda nuovi mondi e nuovi spazi, che contenga in sé l'esperienza dell'impossibile, dell'amore che non finisce, della felicità, della non esclusione dell'altro.
La condizione dell'umanità del resto è come dice Hanna Arendt: essere nati per cominciare che è proprio di chi sa dire no, che non si rispecchia nelle vedute comuni, che non vuole restare rinchiuso nei discorsi costruiti secondo le convenzioni sociali o nel suo "ego" che gli fa vedere le cose non come sono, ma come vorrebbe che fossero. L'uomo che è nato per  cominciare è quello che crede nella possibilità di migliorare la qualità della sua esperienza e della sua coscienza raffinando la sua abitudine di cercare il bene.

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