23/01/17

Nebraska, un film di Alexander Payne

Nebraska è un film del 2013 di Alexander Payne, un regista americano. Nel suo cinema non si incontrano storie eclatanti, che fin dal'inizio ti prendono e ti inchiodano alla sedia per vedere come va a finire. Sono storie che procedono a passi lenti e leggeri e qualcosa succede in modo quasi impercettibile.
Sono i personaggi che ti incuriosiscono proprio perché forse nella vita reale non li incontriamo, anzi non vogliamo quasi vederli. Sono personaggi semplici, ma nella loro semplicità vivono un mondo complesso e ricco di sfumature. Man mano che il film procede scopriremo aspetti che sempre sono latenti e sepolti nella vita di relazione specialmente famigliare. E un vecchio padre ed un giovane figlio scopriranno di potersi ancora conoscere.
In questo film il personaggio è Woody Grant, intorno a lui ruota tutta la vicenda narrata.

Lo scenario di sfondo è un'America a doppia velocità, quella che incontriamo nella sequenza d'apertura: da una parte le macchine che sfrecciano lungo una strada statale e la seconda quella di un vecchio claudicante che la percorre senza mai fermarsi: vuole andare a Lincoln per ritirare “il suo premio” partendo a piedi dal Montana al Nebraska. 
Su quella strada Woody Grant insegue il sogno americano: è convinto di aver vinto un milione di dollari e li vuole a tutti i costi. In realtà il vecchio, è vittima di una pubblicità-truffa, di quelle che ti promettono soldi e vogliono in realtà spillartene.

Lo sa tutta la sua famiglia: sua moglie, il figlio Bob che ha “preso” più dalla madre e fa il giornalista televisivo, e  David, che invece ha preso più da Woody ed è un uomo con poche ambizioni. Nessuno però riesce a convincere Woody a desistere dal suo intento.

Sarà David a cedere, e accompagnerà il padre in quel folle viaggio. Inizia così un viaggio e nel tragitto percorso, David scoprirà i piccoli sogni del padre, le speranze svanite, gli amori mai dimenticati, i nemici mai battuti. Un passato che ritorna e che forse chiede di chiudere i conti.
Quel viaggio aiuterà il vecchio a rivedere la sua vita e a fare ciò che non aveva fatto, aiuterà il figlio a non fermarsi alle apparenze, ma a leggere i veri bisogni del padre rimasti nascosti e sopiti per troppo tempo.

Sulla strada faranno sosta a Hawthorne nel Nebraska da dove la famiglia proviene e dove vivono ancora parenti e conoscenti, e saranno raggiunti dal resto della famiglia per incontrarsi ancora una volta. 

Nel paese, intanto, vittima della crisi, si è sparsa la voce della vincita e per un momento il vecchio Woody diventa un eroe locale. Sono pochi quelli sinceramente felici per lui, prevalgono i molti, soprattutto i fratelli, le cognate e i nipoti, che invece avanzano invidiose richieste e pretese. 

Il film è girato in bianco e nero, con luci delicate e naturali nei panorami esterni, i protagonisti passano da anonimi bar, a locali-karaoke, in case di legno con veranda, il tutto frammisto di quadri notturni. Regna un gran senso di solitudine. I dialoghi anche se essenziali, apriranno i cuori del padre e del figlio che forse per la prima volta imparano a conoscersi davvero.  
Ma nello stesso tempo balzano all'attenzione altri personaggi: i vecchi, si fa per dire, amici, la famiglia che guarda la tv e non sa più dirsi nulla.

Nebraska mette in campo un realismo lirico, e al centro della vicenda è la coriacea fragilità del vecchio Woody e lo spaesamento di un figlio che cerca di capire, che vuole comprendere un padre che questa volta sembra volergli dire, a modo suo, qualcosa di importante. E quel qualcosa di importante non sta in fatti o accadimenti eclatanti, ma nelle pieghe nascoste di una mente e di un cuore che non ha mai potuto aprirsi veramente a nessuno.

Il rapporto tra due generazioni: il padre ha fatto la guerra, si è sposato, ha fatto due figli senza porsi domande sfogando la sua frustrazione e incapacità a comunicare i suoi desideri nell'alcol, e il figlio indeciso, problematico, che in questo incontro col padre ritrova un senso, una relazione importante, quella di un padre con un figlio.

La bravura di Payne è quella di mantenersi in equilibrio tra il riso e il pianto, e di riuscire con tocco lieve e delicato a far emergere una poetica del quotidiano illuminata dal riscatto di un'umanità che trova il suo riscatto seppur alla fine della sua vita. Woody in una delle ultime sequenze, demoralizzato dalla consapevolezza della mancata vincita si ritrova poco dopo, rinfrancato e felice, alla guida della jeep che ha sempre desiderato e che il figlio gli regala per compensare lo smacco. 

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