10/01/17

Sono io il custode di mio fratello. La morale per Z. Bauman

Normalmente si misura la tenuta di un ponte a partire dalla solidità del suo pilastro più piccolo. La qualità umana di una società dovrebbe essere misurata a partire dalla qualità della vita dei più deboli tra i suoi membri. E poiché l'essenza di ogni morale è data dalla responsabilità nei confronti dell'umanità degli altri, questa è anche l'unità di misura degli standard morali di una società. 
Quando Dio domandò a Caino dove si trovasse Abele, Caino, adiratosi, replicò con un'altra domanda: «Sono forse il custode di mio fratello?».Il maggiore filosofo morale della nostra epoca, Emmanuel Levinas, osservò: da quella rabbiosa domanda di Caino ebbe inizio ogni immoralità. 
Certamente sono io il custode di mio fratello; e sono e rimango un essere morale fin tanto che non chiedo un motivo speciale per esserlo. Che io lo ammetta o no, sono il custode di mio fratello perché il suo benessere dipende da ciò che io faccio o che mi astengo dal fare. 
Sono un essere morale perché riconosco questa dipendenza e accetto la responsabilità che ne consegue. Nel momento in cui metto in discussione tale dipendenza domandando ragione — come face Caino — del perché dovrei prendermi cura degli altri, in questo stesso momento abdico alla mia responsabilità e non sono più un essere morale. La dipendenza del fratello è ciò che fa di me un essere morale. La dipendenza e la morale o si danno insieme, o non si danno.
 Zygmunt Bauman, Homo consumens 
"Non esiste", continua Bauman, "alcuna «buona ragione» per la quale dovremmo essere responsabili dei nostri fratelli, prenderci cura di loro, essere morali; né, in una società orientata al perseguimento dell'uti­le, i poveri e gli indolenti (che sono «non funzionali») possono contare su prove razionali del loro diritto alla felicità. Ammettiamolo: non c'è nulla di «ragionevole» nell'assunzione di responsabilità, nella care, nell'essere morali. L'etica ha solo se stessa a proprio sostegno".  
Siamo noi prima di tutto che dobbiamo deciderlo, che dobbiamo fare una scelta, se essere morali o no, se prenderci cura dei nostri fratelli, di chi è più debole o no, se vedere la fragilità come un valore da difendere oppure come un ostacolo. Se lo sapremo fare, se questo sarà il nostro orizzonte di vita, la nostra guida potremo pensare di costruire un mondo più giusto ed umano, potremo costruire alternative al mondo in cui viviamo, potremo costruire microcosmi in cui sperimentare realtà diverse e più a misura d'uomo.
Se questa coscienza sarà radicata dentro di noi e incarnata, forse sarà più semplice trovare forma di lotta comuni per chiedere allo stato e alla politica di seguire questo indirizzo e questa pratica.
"È la decisione (dalla storia lunga e gloriosa) di assumersi le proprie responsabilità, la decisione di misurare la qualità di una società in relazione alla qualità dei suoi standard morali, ciò che oggi è più importante che mai sostenere.

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