22/01/17

Una marcia straordinaria da cui partire

Erano due milioni e mezzo in piazza in tutto il mondo contro Donald Trump, al quale è stato inviato un messaggio chiaro: l'America "non sei tu".  Da Washington a New York, da Londra a Sydney, da Roma a Berlino, da New Delhi a Cape Town, centinaia di migliaia di manifestanti hanno invaso le strade per dire no al 45esimo presidente degli Stati Uniti.
E' stata una bella boccata di ossigeno. Forse tutto si fermerà qui, forse (lo spero), invece è solo l'inizio. 
Tutti i manifestanti sanno bene ciò che non vogliamo. Una partecipante sul "manifesto"  dice:
«Sono ebrea ed ho 78 anni – dice Ruth – I miei genitori sono scappati dalla Germania nazista, io ho vissuto gli anni ‘50. Tesoro, quando vedo un fascista e un misogino lo riconosco, e lo combatto».
E di Trump in giro per il mondo, anche in Europa ed in Italia ne abbiamo e ne abbiamo fatto esperienza. 
Il 22 gennaio hanno sfilato ambientalisti, anti-razzisti, omosessuali e transgender, le associazioni che si battono contro la povertà, per l’istruzione pubblica, per la libertà di stampa. Ma soprattutto, hanno sfilato migliaia di persone senza appartenenze a nessun gruppo politico e sociale: famiglie, studenti, migranti, coppie omosessuali, neri, ispanici, uomini e donne che hanno mostrato la propria cartella sanitaria e chiesto che la loro assistenza sanitaria non venga cancellata.
Una marcia che è stata caratterizzata da un programma politico  che dai diritti delle donne si allarga e include tutte le minoranze, tutti coloro che sono oggetto di ingiustizie sociali minacciati dal feroce populismo di Trump.
Tutti uniti, cosa oggi non facile. Ed è proprio nel ricostruire questa unità per un mondo in cui tutti possano trovare il loro posto che bisogna iniziare.
Certo le manifestazioni da sole non bastano, c'è un lavoro capillare da fare, da reinventare per resistere all'avanzare di una politica che restringe ogni spazio di libertà. Dobbiamo fare quello che ha detto Michael Moore:
"Siete tantissimi, siamo tantissimi ed ora bisogna continuare. Io, non ci crederete, sono un uomo timido, quando ho cominciato a fare ciò che faccio, in Michigan, avevo bisogno di ore per vincere la timidezza, e questo è ciò che ora dovremo fare tutti quanti, anche voi, è importante vincere le proprie resistenze e mettersi un gioco. In special modo politicamente: entrare nel gioco politico locale, la politica locale è fondamentale, difendete il vostro quartiere, la vostra città, questo difenderà il paese".
Bisogna mettersi in gioco, di più, sempre di più. Forse l'abbiamo fatto troppo poco, forse ci siamo limitati a protestare verbalmente, ad indignarci, ma abbiamo agito poco. Io parlo per quello che conosco e che vedo introno a me, naturalmente. Leggo, invece, che qualcuno da tempo, nel proprio piccolo ha cominciato da tempo. Sono convinta anche io che è dai nostri quartieri, ovunque noi siamo che bisogna cominciare, a cominciare dalla nostra famiglia, dal nostro gruppo di amici. Perché non è facile oggi capire cosa fare ed abbiamo bisogno di confrontarci pacatamente per capire.
"Un innegabile bisogno di diritti, e di diritto, si manifesta ovunque, sfida ogni forma di repressione, innerva la stessa politica. E così, con l’azione quotidiana, soggetti diversi mettono in scena una ininterrotta dichiarazione di diritti, che trae la sua forza non da una qualche formalizzazione o da un riconoscimento dall’alto, ma dalla convinzione profonda di donne e uomini che solo così possono trovare riconoscimento e rispetto per la loro dignità e per la stessa loro umanità.
Siamo di fronte a una inedita connessione tra l’astrazione dei diritti e la concretezza dei bisogni, che mette all’opera soggetti reali. Certo non i «soggetti storici» della grande trasformazione moderna, la borghesia e la classe operaia, ma una pluralità di soggetti ormai tra loro connessi da reti planetarie. Non un «general intellect », né una indeterminata moltitudine, ma una operosa molteplicità di donne e uomini che trovano, e soprattutto creano, occasioni politiche per non cedere alla passività e alla subordinazione".
Marìa Zambrano

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