01/02/17

Il primo gesto di ogni vero viaggio ha qualcosa di lento

Il primo gesto di ogni vero viaggio ha qualcosa di lento. Non credete a chi si mostra deciso, privo di dubbi e incertezze. Nasconde sensazioni incomprensibili e contraddittorie. Lui stesso non vuole crederci: ha sognato e desiderato per mesi questo momento e ora come è possibile che non voglia più partire? E’ qualcosa di inspiegabile.
Nasconde, dietro il sorriso, una stanchezza improvvisa, un indefinibile senso di solitudine. Nella sua testa stanno passando, come cavalli a galoppo, mille sagge ragioni che suggeriscono di non andare. La partenza è un momento di fine e di inizio. E’ necessario, credetemi, trovare coraggio.
Occorre coraggio nel cancellare ogni dubbio e affrontare quel ‘momento di fare spazio al proprio sogno-bisogno’. E ne occorre tanto per sciogliere gli ormeggi e mollare la cima che ci tiene legati alla banchina. ‘Fa’ salpare il tuo sogno, ficcaci dentro la tua scarpa’, dice il poeta romeno Paul Celan. Non sempre è facile.
Andrea Semplici, In viaggio con Kapuscinski. Dialogo sull’arte di partire
Si arriva, ma poi si riparte. Ma il ripartire non è immediato. 
Ripartire per dove, per quale scopo? Si continua il viaggio precedente, o  si cambia completamente, si volta pagina. 
Ma poi perché ripartire? Non è meglio rimanere, stare quieti nella nostra casa, tra le cose che ci circondano, così rassicuranti perché già note?

Appena tornati da un viaggio richiudiamo la nostra porta e ci riposiamo. Raccogliamo le emozioni, i pensieri, le paure, le gioie, la malinconia che ha accompagnato il viaggio precedente. Guardiamo le fotografie e ci fermiamo a guardarle e ricordare... Siamo più ricchi. Ma siamo forse, ogni giorno che passa, più stanchi. Perché ogni nuovo paesaggio è un nuovo orizzonte, ogni nuovo incontro è un mondo sconosciuto che si apre, che richiede attenzione, rispetto. 
Si torna diversi, la tua casa ti accoglie, ma non la vedi come prima. Ti diventa un po' estranea, perché lei è rimasta ferma ad aspettarti ed ora non sa chi tu sei diventato. Neanche tu ne hai ancora idea. Troppi avvenimenti, troppe emozioni sono passate dentro di te, senza che tu avessi il potere di fermarle. C'è bisogno di tempo per lasciare che si sedimentino, che si aprano alla riflessione, che prendano posto dentro di te, che facciano parte del tuo paesaggio emotivo e mentale. C'è bisogno di tempo. C'è bisogno di tempo per far rinascere un sogno o per rivitalizzare quello vecchio.

Ripartire dunque o riadattarti al tuo mondo di sempre. Chiudere la porta e acciambellarti sulla tua poltrona a ritrovare te stessa o aprirla quella porta e uscire di nuovo.
"Il primo gesto di ogni vero viaggio ha qualcosa di lento", deve riassettarti, rimetterti in piedi dopo aver riposato, dopo aver riconciliato il passato con il presente ed essere pronto ad aprirti al futuro che ti aspetta. Non si cambia facendo degli strappi, ma armonizzando le contraddizioni che via via, cammin facendo, ti nascono dentro e che a volte fanno male un po' male. Ma non si impara nulla senza fatica, senza confronto, senza in-quietarsi.

Un po' di riposo, un po' di silenzio e riflessione e poi, poi si riparte, perché il mondo non si ferma e neanche tu. Semplicemente non vuoi lasciarti travolgere, ma viaggiare con il cuore vigile e attento sì.
E poi tornare. 

La casa sa aspettarmi e insieme ci riadatteremo l'una all'altra. Nella mia casa crescono le finestre e si chiudono sempre meno le porte.
‘Fa’ salpare il tuo sogno, ficcaci dentro la tua scarpa’, sì, la mia scarpa è pronta.

2 commenti:

  1. Ti ringrazio di rendere pubbliche le tue riflessioni e di offrirci nella tua generosità spunti quasi quotidiani di ri motivazione. Lo ritengo un dialogo questo -anche se silenzioso-, nello scrivere quasi a te stessa, che mi trova il più delle volte concorde, a volte stupita per le nuove sfumature che tu -o i tuoi autori scelti- mi fate intravvedere. Ti avrei scritto spesso per ringraziarti, ma è rimasto sempre un ringraziamento tacito, quasi per non disturbare il silenzio del mio leggerti e del tuo scrivere.
    Oggi a scriverti mi spinge quel "...la mia scarpa e pronta". Non privarci, nel tuo nuovo viaggio, del nutrimento quotidiano che offri generosamente dalle tue mani che si abbassano, al tuo intimo ruscello si riempiono e ricolme d' acqua ce la offrono generosamente in silenzio. Donaci ancora la tua acqua. Credo che in tanti te ne siamo grati. Luisa

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  2. Sei molto gentile e ti ringrazi molto.

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