12/02/17

Non c´è pace per i figli degli uomini

Foto di Paolo Pellegrin
E' di una straordinaria attualità il brano di Natalie Ginzburg che segue. O meglio è "universale", non ha tempo e non ha luogo. Non si può dimenticare l'esperienza del male. Non si può dimenticare quanto siamo esseri fragili dentro habitat fragili.
Una volta sperimentato il male non si guarisce più. Il male ti mina dalle fondamenta, ti rende insicuro, inquieto, impaurito. La paura ti insegue ovunque e non ti lascia tregua.

E quando il male estremo, quello che ti toglie tutto, la casa, i tuoi cari, che ti esilia, che ti mette ai margini della vita e della storia, quando questo male colpisce gli altri e questi bussano alla nostra porta, noi erigiamo muri, alziamo barricate. Applaudiamo chi ci governa quando difende anche solo il nostro sguardo da questi orrori, siamo grati a chi riesce a convincerci che loro sono l'incarnazione del male e i nostri occhi diventano ciechi, le nostre orecchie sorde ed il male entra subdolo in noi e si incarna nelle nostre parole, nei nostri gesti, trova spazio nella più che diffusa indifferenza, indifferenti al desiderio e al bisogno di tanta gente innocente di "di una piccola tana asciutta e calda", "dove posare il capo", dove poter riprendersi e trovare la forza di ricominciare. No, noi questa tana, non la vogliamo concedere...

"Non c´è pace per i figli degli uomini" - dice Natalia Ginzburg. Di fronte al male che si ripete, che non ha insegnato nulla a nessuno se non abbiamo il coraggio di guardare chi è vittima di un mondo che non conosce altra legge che quella del mercato e del predominio gli uni sugli altri in tutte le sue molteplici forme.

Eppure ce l'hanno raccontata in tanti la guerra, come le sue conseguenze sull'animo di chi sopravvive: 
(…) Una volta sofferta, l’esperienza del male non si dimentica più. Chi ha visto le case crollare sa troppo chiaramente che labili beni siano i vasetti di fiori, i quadri, le pareti bianche. Sa troppo bene di cosa è fatta una casa. Una casa è fatta di mattoni e di calce, e può crollare. Una casa non è molto solida. Può crollare da un momento all'altro. Dietro i sereni vasetti di fiori, dietro le teiere, i tappeti, i pavimenti lucidati a cera, c’è l’altro volto vero della casa, il volto atroce della casa crollata.
Non guariremo più di questa guerra. E’ inutile. Non saremo mai più gente serena, gente che pensa e studia e compone la sua vita in pace. Vedete cosa è stato fatto delle nostre case. Vedete cosa è stato fatto di noi. Non saremo mai più gente tranquilla. Abbiamo conosciuto la realtà nel suo volto più tetro. Non ne proviamo più disgusto ormai.(…)
(...) Non c’è pace per il figlio dell’uomo. Le volpi e i lupi hanno le loro tane, ma il figlio dell’uomo non ha dove posare il capo. La nostra generazione è una generazione di uomini. Non è una generazione di volpi e di lupi. Ciascuno di noi avrebbe molta voglia di posare il capo da qualche parte, ciascuno avrebbe voglia di una piccola tana asciutta e calda. Ma non c'è pace per i figli degli uomini.
da Natalia Ginzburg, Il figlio dell’uomo in Le piccole virtù
Non ci sarà pace per il figlio dell'uomo fino a quando alla cultura della guerra non si sostituirà la cultura della pace  E la pace non è solo  assenza di guerra, ma è molto di più: la pace è un modo di vivere.
"Entrare nello "stato di pace" significa oltrepassare una soglia: una soglia tra la storia, tutta la storia che c'è stata finora, e una nuova storia. Si tratta, dunque, di una vera "rivoluzione". Non si avrà uno stato di vera pace fino a che non vi sia una morale vigente e effettiva incamminata verso la pace, fino a che le energie assorbite dalla guerra non vengano incanalate, fino a che l'eroismo non incontri vie nuove, l'eroismo di coloro che basano sulla guerra il compimento della loro vita, fino a che la violenza non sia cancellata dai costumi, fino a che la pace non sia una vocazione, una passione, una fede che ispira e illumina.
Marìa Zambrano

1 commento:

  1. I soli dèmoni del mondo sono quelli che corrono intorno ai nostri cuori: è qui che andrebbe combattuta la battaglia.
    Parole attribuite a Gandhi nel film sulla sua vita, 1983

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